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    23/04/2007

    Motocorse.com - Tappa 10 Turchia

    Città toccate durante la traversata in Turchia:

    Kesan, Istanbul, Uskudar, Izmit, Eregli, Zonguldak, Inebolu, Sinop, Samsun, Carsamba, Ordu, Trabzon, Artvin.

    Link relativi:

    http://www.partireper.it/2005chapt10.htm

    Video relativi:

    http://www.youtube.com/watch?v=jJ6MrcN2fpE

    http://www.youtube.com/watch?v=0KFGBbKxKks

    http://www.youtube.com/watch?v=BVoiSvp_w6E

    http://www.youtube.com/watch?v=fe0cX78yxNs

     

     

     

    Scritto in Sydney, Australia nel 2007

     

    Difficile pensare di girare il mondo senza avere un ben che minimo di coscienza riguardo i paesi che si andranno attraversando.

    Nel mio caso entro in Turhia con una sconsiderata paura, derivata da pregiudizi e storie metropolitane rifilatemi prima del mio arrivo.

    Ancora prima di fermarmi in dogana mi immagino di venir trattenuto e saccheggiato da dei sicari a cavallo con delle sciabole strette fra i denti.

    Invece i turchi sono ospitalissimi e sempre disposti a dare ospitalità anche al più irritato italiano che giri in sella ad una moto.

    Quando mi chiedono 10 euro per il rilascio del visto turistico io contesto dicendo che i cittadini dell’unione europea non devono pagare visti per viaggiare in europa e così, addolciti dall’arrivo di questo buffo italiano che non vuole pagare, mi rilasciano il visto gratuitamente, scriendo qualcosa a penna sul mio passaporto e poi timbrandolo con un bel 90gg di permesso approvato.

    Sosto ad Istanbul dormendo dove capita per due settimane, mentre sono d’accordo con Ufo Plast per la consegna del materiale con il quale vengo nominato Testimonial.

    Nel tempo in cui attendo, ottengo un’intervista su Hurriyet, primo quotidiano nazionale e l’offerta da parte di Mototal, officiana autorizzata Honda, di fare una abbondante manutenzione sulla moto in previsione del lungo tratto che interessa la Russia.

    In un pomeriggio, 5 esperti meccanici rimettono la moto a nuovo senza chiedermi un centesimo, offrendo perfino cay (il the turco) ed il pranzo.

     

     

     

     

    Viaggare quindi non é un problema, ma le persone in Turchia rappresentano tutto quello che di più inevitabile ci si possa aspettare da un viaggio.

    Se inizialmente pensavo che sarei stato vittima della crudeltà dei turchi, adesso che viaggio lungo la costa del nord del Mar Nero, mi ritrovo vittima della loro bonanimità ed ospitalità.


    Mi é impossibile sfuggirgli.

    Ogni qual volta mi fermo per chiedere informazioni o per accamparmi, vengo automaticamente costretto ad unirmi a banchetti, cene, cerimonie e poi senza discussioni sono scortato con moto e valigie nelle loro abitazioni per trascorrere almeno una settimana.

    In uno di questi numerosi casi, i turchi e la loro ospitalità mi sono stati di grande aiuto per evitare di essere derubato da un gruppo di ragazzai curdi.

    Girando a piedi scalzi in riva al mare di Fenerbace, vengo avvicinato di notte ed il mio porta sapone viene svuotato in cerca di soldi od oggetti di valore.

    Sono fortunatamente lontano dalla moto, dove i miei soldi e i miei effetti personali sono custoditi, ma mi trovo nudo, in un punto oscuro della spiaggia e tre curdi che mi vogliono derubare mi circondano per frugare il mio case mentre teso e sorpreso cerco di far loro notare che sono a pisello di fuori per farmi un bidè in mare.

    Quando scoprono che non ho soldi si accorgono della mia nudità e si scandalizzano divertiti, ma insistono nel voler restare e dopo poco addirittura mi invitano a bere proponendosi di offrire!

    Sarà il giorno dopo che pochi chilometri più a est, me li ritroverò davanti con la moto ed il mio marsupio in bella vista.

    Sarà una famiglia turca a prelevarmi invitandomi al banchetto organizzato all’aperto ed ospitandomi in Fenerbace per 5 giorni.

     

     

    La costa sassosa del Mar Nero é bellissima, la natura spesso selvaggia domina e colora le coste rese grigie dal forte vento.

    In un lungo tratto di asfalto appena steso mi ritrovo catrame fresco attaccato sui vestiti, cappello, moto, e quant’altro.

    Ad un autolavaggio, chiedo del diesel e pulisco via tutto.

    L’inglese non si parla di frequente, ma i turchi sono come gli italiani: si fanno capire.

    Campeggio lungo la costa, poi in tratti verdi in cui si aprono foreste di alberi bellissimi ad alti decine di metri.

    Mi sveglio dal rumore delle onde o di greggi di pecore che pascolano attorno alla moto.

    In una occasione ho anche fatto da giocattolo per un pastore maremmano delle dimensioni di una mucca, che abbaiandomi a due centrimeti dal fondoschiena, tradiva la sua aggressività con un maestoso scodinzolio della coda.

    Il pastore, per scusarsi, mi ha regalato un barattolo di vetro con dello yogurt artigianale appena fatto.

    Peccato che con la moto, sia andato a male in un paio d’ore, senza nemmeno darmi la possibilità di assaggiarlo.

     

     

    Ricordo Ismet, guardiano del faro che illumina lo stretto del Bosforo. Mi scopre a dormire vicino all’ingresso ed appena gli sorrifo lui torna con birra, cetrioli e tutto un set di pentole con cui mi prepara del pesce.

     

    Ricordo la famiglia a Fenerbace, accogliermi in casa loro e fare del mio tempo in casa un vero e proprio privilegio.

     

    Ricordo l’urlo del Mar Nero in un pomeriggio di vento ed il senso di malinconia e nostalgia che la costa mi da quando la sabbia é umida e tutto sembra morto.

     

    Ricordo un pomeriggio in cui avevo fame e di proposito mi sono fermato a chiedere informazioni ad una famiglia che stava facendo un pic nic in una foresta. Come previsto sono stato invitato, ma vedendoli così entusiasti di avermi con loro, non mi sono sentito in colpa.

     

    Ricordo Hanife che con lo zio ubriaco mi ospita a casa sua dove conosco la madre e le sorelle. E ricordo la bellezza schiacciante di una di loro, che per niente intimidita, mi sorride mostrandomi quella bellezza tipica dell’est.

     

    Ricordo le cinque preghiere musulmane. E ricordo il traumatico risveglio con cui, ogni volta, la preghiera delle 4 del mattino mi sbatteva giù dal letto della famiglia che mi ospitava.

     

    Così ad alto volume e nitida. Stordito dal sonno ho veramente creduto fosse Dio in persona ad urlarmi in una lingua a me incomprensibile che fosse ora di smettere di girare il mondo e farmi prete.

     

     

     

     

    Motocorse.com - Tappa 9 Grecia

    Città toccate durante la traversata in Grecia:

    Thessaloniki, Katerini, Larisa, Volos, Lamia, Thivai, Atene, Korintos, Patrasso, Kardhitsa, Trikala, Kalabaka, Grevenà, Kozani, Ierissos, Kavàla, Xanthi, Komotini, Peplos.

    Link relativi:

    http://www.partireper.it/2005chapt9.htm

    Video relativi:

    http://www.youtube.com/watch?v=7tm_SI8AmRA

    http://www.youtube.com/watch?v=kt2cO0yLQx8

    http://www.youtube.com/watch?v=9EEV2hfIvr0

    http://www.youtube.com/watch?v=4eynbLfP7y4

    http://www.youtube.com/watch?v=B9_2zCFRSy4

    http://www.youtube.com/watch?v=oTAUgQkrNXg

    http://www.youtube.com/watch?v=tzInnRmSrtw

    http://www.youtube.com/watch?v=NdjLmbmMD1Q

     

     

     

     

    Scritto in Sydney, Australia nel 2007

     

    La Grecia di notte oltre la dogana é silenziosa e senza colori.

    Le persone sono irresistibilmente familiari allo stile di vita italiano ma parlano un lingua così nuova.

    Imparo a decifrare alcune lettere greche per divertimento e grazie ai casuali curiosi che circondano la moto ogni sera, instauro conversazioni utili ad arricchire il mio vocabolario di colorite parolaccie.

    Si dice che italiani e greci abbiamo una faccia ed una razza.

    Sotto certi punti di vista li trovo molto ospitali, ma con il mio viaggiare e trascorrere le notti lontano dalle citté, le occasioni per socializzare si riducono.

    Arrivato a Salonicco mi viene detto che i giorni di tempesta che mi accolgono non si manifestano in Grecia da 15 anni.

    Stremato dal ritmo sballato del viaggio dormo in spiaggia, poi alle stazioni di servizio ed anche fra le scatole di cartone reciclato.

    I 540 km che separano Salonicco da Atene sembrano così tanti e mi prefiggo di coprirli in 3 giorni.

    Così, rallentato dalla pioggia e dalla stanchezza distribuisco tutti i chilometri durante l’arco di tempo previsto.

     

     

     

    Atene é bella come la immaginavo, ma afosa come credevo fosse l’Africa d’estate. Il caos, il traffico e la maccaronica vita greca sono congestionanti.

     

    Unico fattore curioso, sembra che Atene mi appaia familiare da subito e me la giro in lungo ed i largo senza mappa da subito, accampandomi qua e la.

     

    D’accordo con Alexandros, un giornalista de l’Efterotipia, concordo la data per un’intervista e passo una settimana accampandomi ogni notte in cima al colle Lycovithos, dove circondato da fidanzati, spettatori di concerti con vista, gruppi di amici che si sfidano in testa coda e coppie che copulano nelle macchine parcheggiate vicino a dove dormo, imparo il mio greco e mi confronto con la solitudine più disarmante mai provata.

     

    Questa é la città. Le persone la vivono e si divertono nel sociale ed io che ancora mi comporto orgogliosamente, sono lasciato fuori e cerco consolazione nella composizione del mio giornale di viaggio.

     

    Imparerò molto più tardi, grazie all’italianissimo Pietro, come tirar fuori la mia vena umile e coinvolgente.

    Quella che quando non viaggio mi rende la persona che sono. Circondata di amici e di buona compagnia.

     

    Il viaggiare invece sembra tirare sfuori da me un lato che non si manifesta a casa.

     

    Un lato irrequieto che si perpetua con la mera aspettativva che gli altri si interessino a me e mi diano la priorità su il loro presente solo perché sto viaggiando e sono di passaggio nella loro città.

    Sono tutte brutte convinzioni, che con la violenta e cruda realtà degli eventi ed una solitudine che si prolunga per troppo tempo, ha cambiato me ed il mio viaggio in meglio.

     

     

    La Grecia mi piace. Mi piace la gente, il cibo, le donne, lo spirito con cui prendono le cose poco sul serio.

    Così la giro in lungo ed in largo.

    Da nord a sud , da sud a nord.

    Arrivo fino a Patrasso dove molti dei motociclisti italiani e stranieri arrivano da Ancona via ferry.

    Tutti i curiosi si meravigliano nel sapere che vengo dal nord, attraverso tutta l’ex Yugoslavia.

    Ritornando ad Atene per l’intervista trovo ospitalità per 4 giorni da Kostas che lavora alla redazione come guardia del parcheggio.

    Vengo straviziato e sfamato come non mi capita da quando sono partito.

    Dopo l’intervista, in cerca di compagnia vengo invitato a cena da una ragazza californiana di 25 anni con la sua famiglia che incuriosita dal mio viaggio in moto mi invita fuori per la cena.

    Pesce fresco nella zona lussuosa di Atene, dove per 4 teste, il padre di famiglia spende 500 euri, più di quanto io abbia fino a quel momento speso mensilmente come media.

     

    Diciamo che con la sua cena io mi ci ripago 2 mesi e mezzo di viaggio.

     

     

     

     

    Risalendo verso Salonicco e mirando la Turchia, attraverserò tutta la campagnia greca, facendo una scalata di 3 giorni fino alla vetta più alta del Monte Olimpo (2911 m).

     

    E’ un tipo di solitudine diverso, quella che provo in vetta ad una montagna e lungo i due giorni che impiego per raggiungerla.

     

    Il silenzio che avvonlge le vette del Monte Olimpo é reale, autentico e pieno di vita.

     

    Mirare lontano dove l’orizzonte mostra i profili offuscati delle città in cui mi districavo dal traffico, rende la mia circostanza anche più intensa.

     

    Trovo neve sulla vetta e ne sciolgo un po’ per preparami un piatto di pasta.

     

    Dormo in un rifugio che puzza di cherosene e umidità ed ancora chiudo gli occhi avvolto dal totale silenzio.

     

    Per una prima vera volta, sento che anche la mia mente ed il mio corpo non esitano a tacere.

     

    Ricordo così tornare al livello del mare con la sensazione di esserci stato lontano per tanto tempo.

     

    Ricordo gli ultimi chilometri verso nord est, verso la dogana turca che tanto mi spaventava.

     

    Ricordo una notte in spiaggia davanti ad un falò e la luna piena che riflette nitida nel letto nero e liscio del mare a mezzanotte.

     

    Ricordo feta ed insalata offertami da tutti i locali in villeggiatura a cui ho chiesto indicazioni.

     

    Ricordo la mia sosta a Peplos, al confine con la Turchia, circondato dagli abitanti del piccolo paese e viziato dalla mattina a sera, godendo della loro compagnia e dei pasti che mi hanno offerto.

     

     

     

     

     

     

     

    21/04/2007

    Motocorse.com - Tappa 8 Macedonia

    Città toccate durante la traversata in Macedonia:

    Skopje, Titov Veles, Negotino, Gevgelija, Bitola.

    Link relativi:

    http://www.partireper.it/2005chapt8.htm

    Video relativi:

    http://www.youtube.com/watch?v=7Q-jAKqhVPs

     

     

     

    Scritto in Sydney, Australia nel 2007

     

    I Macedoni sono albanesi. Ma il profilo mi è ancora molto estraneo in quanto ho attraversato questo paese in poco meno di 4 ore.

    Forse esasperato dalla scena profondamente non europea, forse desideroso di vedere la Grecia che non ho mai visto. Non so.

    Forse dovrei essere più specifico.


    300 km coperti in un giorno, un pomeriggio a dire il vero.

    Fra le cose da dire smentisco ufficialmente la voce secondo la quale per l'ingresso in Macedonia sia necessario il Passaporto.

    In nessuno dei paesi da me attraversati fino alla Grecia mi é stato indispensabile il passaporto.

    Per la Macedonia tuttavia vi sarà necessario aspettare qualche minuto affinché venga compilato un tagliandino dove il viaggiatore sprovvisto di passaporto registra il suo nome ed ottiene un limite di 30 gg per la sosta in Macedonia.

    Costa tipo 2 - 5 euri e una volta ricevuto si può entrare.

     

     

    L'unico aneddoto di cui io possa parlare interessa Frank, un tedesco su Transalp 1994 che ho incontrato un mese dopo in Turchia.

    Arrivato nella periferia di Skopjie, é stato letteralmente preso a sassate dagli abitanti.

    Ha così velocizzato la sua andatura turistica ed é sfrecciato lungo la strada che lo immetteva sulla statale diretta al centro città.

    A me, fortunatamente, non é accaduto.

    Anche perché con il carico di roba che ho, avrei avuto di che pregare se impegnato in una vana fuga per le strade della capitale.

     Inevitabilmente, cove potete vedere dalle foto pubblicate, niente e sottolineo niente é stato fotografato dal sottoscritto ed é ovvio che tutt'oggi me ne pento.

    Spesso la fretta e la brama di traguardi primari mi acceca dal considerare importanti anche i passi secondari che poi a rigor di logica dovrei considerare propedeutici.

    Prova a trascurare i limiti di velocità, a non controllare i livelli o a mancare di rispetto ai macedoni e vedrai come per un motivo o per l'altro, in Grecia ci arrivi a piedi e non sulla tua moto. Sempre che funzioni a dovere.

     

    Mi pento e credo sia giusto ammetterlo e farci le sue ragionevoli considerazioni.

     Mi pento di non aver voluto impegare tempo ulteriore alla fotografia o alla registrazione di clip con cui arricchire questa povera e misera sezione del mio sito e anche questo rapporto.

    A volte ho avuto come la sensazione che paesi come la Macedonia mi siano serviti solo ad accrescere la mia lista dei paesi attraversati di +1.

    Quando invece poi vedo i mondiali di calcio o mi trovo a riflettere sulle situazioni politiche e culturali di paesi come la Georgia, l'Albania e la Corea del Nord, non posso fare a meno di sentire il bisogno di una quandro generale più accurato. E nel caso dell'Albania e delle sue ramificazioni, conoscere e vivere più a fondo la Macedonia mi sarebbe servito.

    Forse questo rapporto non parlerà della Macedonia, ma avrei vololuto che parlasse del criterio e della pazienza con cui un viaggiatore dovrebbe approcciare con il proprio itinerario e con il proprio tempo.

    Specialmente in quei paesi dove non é richiesto ottenere un visto in anticipo. Cosa molto molto limitativa, come leggerete in futuro.

    La Macedonia quindi appare e non appare. Come appaio io in queste foto e di fatto non appaio.

    Mi spiace.

     

     

    Ricordo i bambini al semaforo nella via centrale di Skopjie fissarmi intensamente e avvicinarsi mentre sosto davanti al rosso per vendermi un quotidiano o dei fazzoletti.

     

    Ricordo la strada tutta dritta che porta verso la Grecia, con le montagne e le colline tutte intorno che abbracciano me e mi proiettano sulla linea dell’orizzonte.

     

    Ricordo il poliziotto alla stazione di servizio che controlla i miei documenti.

     

    Ricordo che il gestore della pompa di benzina chiama la banca per controllare il pagamento ed il poliziotto che loscamente cerca di svelare la mia vera identità grattando via la foto dal mio passaporto.

     

    Ricordo la dogana greca di notte, nel momento peggiore per scattare foto.

     

    E per l’ennesima volta lascio il ricordo vanificarsi nel nulla.

     

     

     

     

     

    20/04/2007

    Motocorse.com - Tappa 7 Kosovo

    Città toccate durante la traversata in Kosovo:

    Produjevo, Pristina, Lipljan, Urosevac, Kacanik.

    Link relativi:

    http://www.partireper.it/2005chapt7.htm

    Video relativi:

    http://www.youtube.com/watch?v=BKsCyR4-m3k

    http://www.youtube.com/watch?v=K12iec8RM1I

    http://www.youtube.com/watch?v=YVkISHUPWxA

    http://www.youtube.com/watch?v=dtPkjKbNGyk

     

     

     

    Scritto in Sydney, Australia nel 2007

     

    Il Kosovo appare piatto, adagiato su una distesa polverosa di calce e mattoni.

    La stanno ricostruendo adesso.

    Sta diventando un centro nevralgico europeo o così sembra.

    La raggiungo dopo una pacifica tratta piana circondata dai campi, dove ancora spuntano case demolite dalla guerra.

    In centro città vengo accolto da Rama, che mi prende con se e mi offre la sua ospitalità.

    Lui parla in italiano perché ha vissuto in Italia e Germania per 10 anni dove é diventato ricco ed é tornato in Kosovo per investire i suoi soldi.

    Il kosovo é un cantiere in costruzione dove si ergono le industrie di domani ed i quartieri che oggi ospitano già la nuova generazione.

     

     

     

     

     

    Non viaggio in lungo ed in largo. Quello che ho bisogno di capire e di vedere risiede nella memoria delle persone, nei segni lascaiti dal tempo e dal presente e dai racconti apostrofati di Rama, che con il suo italiano si lascia intendere molto bene.

    Sono a spese sue per la notte, per i pasti e per tutto il resto.

    Assieme all’amico mi scorta in macchina in ogni luogo importante della città e della campagna in cui appaiono reperti o monumenti attinenti alla guerra.

    Mi parla del Kosovo, della Serbia, dell’UCK ed é ovvio che da buon patriota e fiero kosovaro, la versione serba viene ribalatata a pié pari.

    Io non solo lì per dare giudizi a lui, né tanto meno per smentire la storia.

    Sono lì per capire la storia attraverso le persone e per capire le persone attraverso la storia.

     

     

     

    La moto é parcheggiata nel suo ufficio ancora in allestimento.

    Prima dormo accanto a lei, poi quando Rama mi convince, ripongo fiducia in lui e mi trasferisco in uno dei suoi appartamenti lasciando la moto chiusa in un ufficio dove spero di ritrovarla.

    Assaggio le pietanze tradizionali, assaggio la birra e memorizzo le storie.

    Poso con lui accanto alle tombe dei terroristi dell’Uck e firmo il guest book nei vari reperti che sono portato a visitare.

    Lascio il Kosovo dopo 4 giorni, con una perplessa concezione dei fatti e delle parti che hanno composto il conflitto, ma con la certezza che il Kosovo non sia rischioso come dice Aci Viaggiare Sicuri o che non ci sia molto più di cui temere di quanto ci sia sempre stato in centro a Firenze dopo mezzanotte.

    Ho degli amici in Kosovo, che in una seconda occasione non tarderebero a prendersi di nuovo cura di me e questo basta a farmi lasciare il paese con un sorriso sulle labbra ed un formale silenzio nel cuore.

     

     

     

    Ricordo Rama che dice “Se c’é da pagare, io pago” ed io che lo prego di non eccedere in niente, ma solo di aiutarmi a trovare una sistemazione dove accamparmi.

     

    Ricordo le persone kosovare aiutarmi a fare telefonate o a trovare i posti più impervi della città e ricordo passanti sorridere nel vedermi seduto su una panchina con la tipica faccia di uno che dice “dove cazzo sono?”

     

    Ricordo il gelato più buono e a buon mercato che io abbia mai mangiato.

     

    Ricordo i lineamenti così netti e freddi della commessa che lavora nel supermercato di Rama. Gli sguardi che le tiro e lei che per non esporsi troppo in presenza del suo datore di lavoro, abbassa lo sguardo e se ne va nel suo reparto.

     

    Ricordo la gita in auto con l’amico di Rama ubriaco che ascolta musica araba e ripete Allah mentre sfida le curve che ci portano al ristorante ed io penso che se fa un incidente gli faccio un applauso.

     

    Ricordo di aver stretto la mano di un uomo al mio arrivo e di aver abbracciato quello stesso uomo il giorno della mia partenza con una considerazione diversa diversa di lui.

     

     

     

     

     

    Motocorse.com - Tappa 6 Serbia

    Città toccate durante la traversata in Serbia:

    Novi Pazar, Kraljevo, Krusevac, Nic, Prokuplje.

    Link relativi:

    http://www.partireper.it/2005chapt6.htm

    Video relativi:

    http://www.youtube.com/watch?v=L9LWW83dVX4

    http://www.youtube.com/watch?v=7Q-jAKqhVPs

     

     

     

    Scritto in Sydney, Australia nel 2007

     

    Ricordo la Serbia a fine serata, quando il telegiornale parlava dei conflitti nel 1990.

    Serbia, Bosnia, Kosovo. Sono tutti nomi che nella mia ignoranza ed inconspevolezza rimandano a qualche sommossa, guerriglia, battaglia, guerra, massacro.

    Entrarci in moto da solo, a 21 anni non porta che agli occhi l’evidenza dei fatti correnti ed i ricordi delle persone che la abitano e che hanno vissuto il conflitto.

    Nonostante questa premessa, non mi addentro in problematiche storico politiche e sociali.

    La mia traversata non ha niente a che vedere con tutti i documenti e le ricerche che si possono ottenere gratuitamente da ogni fonte on line e che istruiscono meglio di quanto io sappia fare, riguardo le cause, i motivi e gli effetti della guerra.

    Parlerò solo del grande onore ed il senso di fratellanza che i serbi mi hanno concesso ed insegnato.

    Della grande armonia che si respira fra loro anche parlando di tragedie passate e della grande energia che trasuda dalle loro storie.

    Anziché ricoprirsi di disperati vittimismi, i serbi parlano della guerra come uno dei momenti più intensi della loro vita e più eroici.

    Un momento in cui si poteva morire ogni giorno ed in caso contrario si dava valore ogni giorno di più alla vita che era concessa.

     

     

     

     

    Durante una delle soste notturne in Berane, mi ritrovo a disegnare vigniette alla proprietaria del ristorante per chiederle se posso montare la tenda sotto la loggia del suo stabile.

    L’uomo dalla voce grave che assieme a me riempie il locale, si diverte a gesti nel convincermi che se sto andando in Kosovo, là troverò chi mi taglierà la testa.

    Ovvio che tali voci appartengono a chi non ha niente di buono da pensare riguardo ai propri oppressori e che non pensa che dicedo così, sta solo spaventando me e non aiutandomi ad avere utili informazioni.

    Berane di notte é gelida.

    Zaghy, un cane randagio, si accuccia accanto alla tenda e mi fa la guardia.

    La mattina giocheremo assieme e ci rincorreremo giusto per salutarci nel più dignitoso dei modi.

    A tratti montuosa, la Serbia mostra dei tratti infinitamente sperduti per poi discendere in villaggi verdi con bellissimi pareti rocciose che aprono la via ad un fiume.

     

     

     

    Il fatto eclatante accade di domenica, in un piccolo paesino di villeggiatura che i serbi sembrano gremire durante il fine settimana.

     

    Ci sono 3 atm e nessuno dei 3 ha il circuito visa.

     

    I presenti mi accompagnano a piedi anche in banca, ma é chiusa.

     

    Io non ho contanti per fare benzina e la carta non mi permette di pagare al distributore. Non siamo a Milano del resto.

     

    Dopo un giro di telefonate, la ragazza che si é presentata come grande fan dell’Italia, dice che vuole ricambiare gli aiuti che a Torino ha ricevuto da parte degli italiani.

     

    Spiccia qualche parola in serbo ai presenti e in pochi minuti, dalle tasche dei 22 presenti, escono monetine da un euro che mi vengono offerte per aiutarmi a continuare.

     

    Me ne vado con un malloppo di 22 euri in spiccioli, faccio benzina e sono di nuovo in strada diretto verso il Kosovo.

     

    Secondo questi nobili locali, il Kosovo non sarà il luogo in cui sarà seppellito, ma sarà un piacevole soggiorno, visto che la situazione sembra adesso essersi stabilizzata.

     

     

     

     

    Ricordo la voce grave dell’uomo dal quale mi aspetto di capire a cosa vado in contro.

     

    Ricordo la sua mano mimare la forma di una lama e strusciare con un gesto netto il suo collo, come se lo stesse tagliando via.

     

    Ricordo il freddo inaspettato di Berane ed il calore mai provato nell’avvertire la presenza di un cagnolino che russa fuori dalla mia tenda.


    Ricordo i sorrisi, gli abbracci, i soldi, i consigli di persone sconosciute che si comportano meglio di molte delle persone che ero solito considerare amici.

     

    Ricordo quanto tutto a volte sembri bello e perfetto solo perché l’immediatezza con cui il tempo le lascia avvenire non concede errori ed imperfezioni.

     

    Ricordo di essermi innamorato di certe così brevi e perfette situazioni.

     

     

     

     

     

    19/04/2007

    Motocorse.com - Tappa 5 Montenegro

    Città toccate durante la traversata in Montenegro:

    Kotor, Tivat, Bar, Podgorica, Kolasin, Ivangrad.

    Link relativi:

    http://www.partireper.it/2005chapt5.htm

    Video relativi:

    http://www.youtube.com/watch?v=7Q-jAKqhVPs

     

     

     

    Scritto in Sydney, Australia nel 2007

     

    Anche se apparentemente il Montenegro sembra appartenere alla Serbia, ci sono ancora dogane da attraversa sia per entrare che per uscire.

    In Albania senza passaporto non si entra.

    Quando discuto con il doganiere che mi parla in italiano, mi sento dire che gli albanesi hanno bisogni del passaporto per entrare in Italia e così devono fare gli italiani per entrare in Albania.

    Decido di dirigermi al nord per attraversare il Kosovo e così, entrato in Montenegro, risalgo finché posso.

     

     

     

    Il montenegro é un paese molto piccolo, ma con una enorme quantità di belle donne.

    Quelle che camminano in minigonna nella capitale Podgoritza, mi distraggono dalla guida e rendono la mia sosta per il prelievo all’atm molto più lenta e colorita di quanto non siano state le altre.

    Viaggio con 3 poste pay emesse 4 giorni prima della mia partenza.

    Sono su circuito visa e posso pagare e prelevare più o meno ovunque.

    Scadono nel 2009, ma io tornerò nel 2012. Potevano farle con scadenza decennale?

    Circondato da minigonne, tacchi a spillo e profili sorridenti e truccati, ritrono alla moto un po’ stordito.

    Mi sono scordato di valutare l’aspetto sessuale del viaggio.

    Ovvio che un uomo solo nel mondo, deve adattarsi alla propria solitudine cercando di instaurare tutt’altro tipo di approccio con le donne, onde permettersi fugaci corteggiamenti e brevi storie d’amore con cui rendere il suo viaggio anche un percorso sentimentale.

     

     

    Ma c’é una cosa che i chilometri e le notti in tenda non insegnano.

     

    Parlo dell’atteggiamento giusto. Quella serenità ed apertura mentale che rende uno straniero di passaggio su una moto, un personaggio affabile e carismatico in ogni altra situazione.

     

    Sfortunatamente questa non é la mia storia, almeno non per adesso.

     

    Per abbattere questa sorta di emancipazione che nasce e cresce dentro di me all’inizio di ogni viaggio, serviranno molti più mesi di solitdine e qualche spunto esterno.

     

    Fortunatamente é uno spunto italiano. Di andare ad imparare dagli stranieri come si corteggiano le donne, noi italiani non ne abbiamo bisogno.

     

    Comunque sia, l’atteggiamento e l’apertura mentale, quando la si acquisisce e la si predilige, aiuta in molte altre situazioni.

     

    Anche dal punto di vista meccanico, burocratico, personale e così via.

     

    Il montenegro sarà il primo paese in cui pagherò per una notte in albergo.

     

    Sono solo 30 euri, ma sono anche 7 giorni di viaggio.

     

    E sono soprattutto la riprova che i pregiudizi e l’essere prevenuto verso paesi che ci sono stati descritti da sempre come posti pericolosi, in realtà possono rivelarsi posti più pacifici e tranquilli del centro città in cui abitiamo.

     

    Ennesima conferma di quanto la mente faccia il suo gioco in tutto questa avventura.

     

     

     

     

    Ricordo un ragazzo che di notte si avvicina alla mia moto e mi chiede se cerco un albergo. E’ notte fonda, io sono vinto dalle mie brutte fantasie e per concedermi una notte al sicuro accetto il suo invito e mi faccio escortare all’Hotel Venezia.

     

    Ricordo una donna dalle labbra rosse, le gambe lunghe ed esili, guardarmi con curiosità e poi sorridermi prima di voltare l’angolo.

     

    Ricordo quando irrequieto e a disagio un uomo come me possa sentirsi quando desidera una donna, ma é troppo orgoglioso per farsi avanti.

     

    Ricordo le domande che il doganiere albanese mi fa ed il suo quasi buffo “Italiano, Montenegro!”

     

    Ricordo la prima macchina affondata nella palude e poi la seconda e la terza e tutte le altre.

     

    Ricordo le mucche al pascolo in mezzo di strada e le capre sulle rotaie della ferrovia.

     

     

     

     

     

    Motocorse.com - Tappa 4 Bosnia Herzegovina

    Città toccate durante la traversata in Bosnia:

    Link relativi:

    http://www.partireper.it/2005chapt4.htm

    Video relativi:

    http://www.youtube.com/watch?v=7Q-jAKqhVPs

     

     

     

    Scritto in Sydney, Australia nel 2007

     

    La parte di Bosnia che interrompe la Croazia attorno alla zona di Dubrovnik, si attraversa senza visto o timro sul passaporto e richiede  circa 30 minuti di guida in moto.

    Per questo stesso motivo, non ci sono molte cose da vedere e quindi da fotografare.

    Ma sono sicuro che al posto mio, motociclisti più attenti avrebbero preso più tempo per girare meglio questo pease.

    17/04/2007

    Motocorse.com - Tappa 3 Croazia

    Città toccate durante la traversata in Croazia:

    Zagabria, Karfovac, Senj, Karlobag, Zadar, Sibenik, Split, Makarska, Tucepi, Ploce, Dubrovnik.

    Link relativi:

    http://www.partireper.it/2005chapt3.htm

    Video relativi:

    http://www.youtube.com/watch?v=KhDcZRZUX1o

    http://www.youtube.com/watch?v=7Q-jAKqhVPs

     

     

     

    Scritto in Sydney, Australia nel 2007

     

    E’ troppo freddo e troppo tardi quando entro a Zagabria.

    Sono stremato dai chilomentri percorsi e la capitale, mi appare di nuovo un centro urbano da cui fuggire.

    Ma mi arrendo.

    Chiedo in giro i costi degli alberghi, ma il prezzo inverosimile mi ricorda che nel 2001 e nel 2002, in viaggio in autostop e bicicletta, ero solito dormire all’aperto anche in grandi città.

    Non so perché mi sia balenata in testa l’idea di pagare 30 euri per una notte in albergo, quando con 30 euri ci viaggio quasi una settiana.

    Nel parco pubblico che addobba la zona diplomatica o non so che, stendo la mia stuoia e senza montare la tenda per non dare nell’occhio, tenere sotto tiro la moto e avere un quadro della situazione in caso di presenze, mi infilo nel sacco a pelo e buona notte.

    Mi sveglio alle 10, con un cane che annusa le mie scarpe, il padrone che siede su una panchina poco più in là e il traffico cittadino che affolla le strade.

     

    Riparto verso la costa con in corpo un panino.

    Una volta arrivato alla costa ritrovo una serenità che la città mi aveva portato via.

    Il mare ha sempre fatto da sfondo ai miei viaggi. Da in qualche modo la direzione e la protezione che a me sono congeniali.

    Nel mare mi posso lavare, mi posso accampare  e posso confortarmi osservandolo senza sentirmi solo.

    Tocco varie città che salto a piè pari, fino a quando guidato da qualcosa che sembra essere istinto, arrivo alla città di Makarska e faccio di tutto per olterpassare la macchia che oscura la presenza del mare.

    Quando trovo il mare oltre gli alberi trovo anche un atollo abbandonato con una pineta tutta per me, un tavolino di pietra e una spiaggia di sassi bianchi che abbraccia un mare piatto e trasparente.

    Sono nudo per 4 giorni, con una minima scorta di viveri e acqua. Faccio la vera vita del cavernicolo ed accolgo i visitatori accidentali con una formale indifferenza.

     

     

     

     

    Il gelato e le persone sono spesso disponibili e curiose. Parlano inglese e tedesco. A volte francese.

     

    Ci sono però altri aspetti che rendono un viaggio così pieno di variabili.

     

    La consapevolezza che si ha del proprio viaggiare.

     

    Lungo tutta la Croazia infatti indosserò l’equipaggiamento invernale, montando perfino le moffole e non farò la ben che minima manutenzione alla moto, fra cui il tiraggio della catena ed il controllo del livello dell’olio.

     

    Servirà una improvvisa caduta a farmi valutare alcune cose.

     

    Prima fra tutte la disposizione dei pesi nelle borse e la decisione di sbarazzarmi di molte delle cose inutili che per precauzione mi sono portato dietro.

     

    In secondo luogo una più accurata manutenzione ad ogni sosta benzina.

     

    Sono a poche centinaia di chilometri da Firenze, ma questo non vuol certo dire che la moto abbia una vita propria e si automantenga solo per il fatto di essere in ballo per il giro del mondo in moto.

     

    Ho con me una chitarra, per i momenti di solitudine.

     

    Serve tanto e servirebbe di più se la usassi come facevo in bicicletta nel 2002 per esibirmi in pubblico e racimolare qualche spicciolo, ma per il momento non ne sento il bisogno.

     

     

     

     

    Ricordo entrare a Zagabria ed avere paura di non so cosa, come se il silenzio urbano di una città straniera debba necessariamente nascondere il demonio dietro ogni suo angolo.

     

    Ricordo il senso di possesso che ho provato per l’atollo di Makarska e la libertà di denudarmi per condurre una vita temporaneamente primitiva.

     

    Ricordo un curioso uomo nella macchia darmi gentili istruzioni su come trovare la via di uscita.

     

    Ricordo i castelli di Dubrovnik ed i tramonti sulla costa rocciosa.

     

    Ricordo di essere fuggito da Zadar, perché era sabato e tutti erano ubriachi ed io me ne stavo tranquillo avvolto dal mio sacco a pelo rannicchiato sotto la scala d’emrgenza di un centro commerciale.

     

    Ricordo il gelato croato ed accamparmi su una parete a picco sul mare e discenderla al mattino per farmi un bagno.

     

     

     

    11/04/2007

    Motocorse.com - Tappa 2 Slovenia

    Città toccate durante la traversata in Slovenia:

    Ankaran, Koper, Pivka, Postojna, Logatec, Lubiana, Grosuplje, Krsko.

    Link relativi:

    http://www.partireper.it/2005chapt2.htm

    Video relativi:

    http://www.youtube.com/watch?v=7Q-jAKqhVPs

    http://www.youtube.com/watch?v=941bIOgWw-k

    http://www.youtube.com/watch?v=Src4P7tsP68

    http://www.youtube.com/watch?v=8h2DNsOO6dA

     

     

     

    Scritto in Sydney, Australia nel 2007

     

    Nemmeno un timbro sul passaporto e sono dentro.

    La ragazza alla dogana mi lascia entrare con un sorriso ed io mi avventuro nella buia strada costiera che riconosco dal mio precedente viaggio del 2002.

    Voglio dormire esattamente dove avevo dormito allora, ma la costa sassosa oggi é sommersa dal mare e così mi rintano nella macchia.

    Monto la tenda per la seconda volta, ma lo faccio al buio. Giusto perché se non faccio le cose a modo mio non sono contento.

    La moto cade simpaticamente in un tratto fangoso e così, scivolando nella mota e vinto dal peso mai testato della moto a pieo carico, urlo a Dio la mia prima parolaccia.

    Non mi sente nessuno eccetto un cane che dalla macchia mi abbaia furioso.

    Dopo poche ore di serenità inizia un concerto di vento e pioggia ed io che non ho teso i tiranti e sono troppo pigro per farlo adesso, schivo le pozze d’acqua che si formano nella tenda assumendo la posizione di un serpente.

    Al mattino contadini camminano lungo il sentiero e non si azzardano a salutarmi.

    Devo avere un brutto aspetto. Occhi rossi e l’odio in corpo.

     

    Un pasto costa poco se ti arrangi con un panino. Così ritrovo il buon umore mordendo un sandwich delle dimensioni di una targaruta e mi rimetto in marcia.

    La Slovenia, lungo le strade nazionali di campagna é così bella e calma che quasi mi innamoro.

    Da grande amante degli animali, mi fermo 10 minuti ogni volta che vedo mucche al pascolo.

    Faccio foto, scambio due parole con i bovini, cerco di toccarli o imboccarli.

    Poi quando una macchina passa mi ricordo dei chilometri che mi aspettano e sono di nuovo in sella.

     

     

     

     

    Lubiana é la prima capitale che tocco.

     

    Ai miei occhi appare come una città.

     

    Ci sono case, auto parcheggiate, negozi, centri commerciali, fermate dell’autobus e tante persone che si dirigono nella stessa direzione, ma che non si parlano o che non interagiscono.

     

    Nella campagnia invece appena ti fermi la gente si fa avanti e ti chiede da dove vieni e cosa fai lì.


    Sanno tutto dei dintorni e sono ben accette ogni sorta di domanda.

     

    Si parla di cose specifiche oltre che generiche.

     

    Ecco perché la mia unica domanda ad un passante appena entro in Lubiana mira a farmi uscire da Lubiana al più presto.

     

    Non che non ci siano cose interessanti da vedere. Ma la vita in città per me ha un costo che non posso permettermi viaggiando come faccio. E non é altrettanto accessibile come lo é la campagna ed il mistero che la avvolge.

     

     

     

    Ricordo con gioia studiare i cartelli stradali della campagna e cercare di decifrarli.

     

    Ricordo le mucche, la loro curiosità e benevola presenza. Come facessero da presenza immutabile a tutto il mio tragitto in Slovenia.

     

    Ricordo il freddo di Maggio al mattino e la temperatura mite nel pomeriggio quando il sole tramonta ed i chilometri scorrono senza fatica.

     

    Ricordo la Croazia apparire sempre più vicina sulla mappa e rendermi conto che una volta uscito dalla Slovenia, sarò veramente in viaggio.

     

    Lontano dai posti che conosco e dentro la totale scoperta del mondo con i miei occhi.

     

     

    03/04/2007

    Motocorse.com - Tappa 1 Italia

    Città toccate durante la traversata in Italia:

    Campi Bisenzio, Prato, Firenze, Barberino di Mugello, Pontassieve, Passo del Muraglione, Gatteo a Mare, Cesenatico, Forlì, Ravenna, Venezia, Trieste.

    Link relativi:

    http://www.partireper.it/2005chapt1.htm

    Video relativi:

    http://www.youtube.com/watch?v=L7uxGh1vW2U

    http://www.youtube.com/watch?v=7Q-jAKqhVPs

    http://www.youtube.com/watch?v=941bIOgWw-k

    http://www.youtube.com/watch?v=Src4P7tsP68

    http://www.youtube.com/watch?v=8h2DNsOO6dA

     

     

    Scritto in Sydney, Australia nel 2007

     

    Per pensare questo viaggio ci sono voluti 90 minuti di film: “i diari della motociclietta”.

    Quando l’ho visto al cinema con gli amici, mi sono ricordato dei due precedenti viaggi on the road che avevo compiuto a 17 e 18 anni.

    Uno in autostop, attorno all’Italia per un mese con un budget di 100 mila lire.

    L’altro in bicicletta e chitarra in Italia e Slovenia per un mese con un budget di 150 euro.

    A volte le cose che ci tengono lontani dalla strada e dal viaggiare, sono le stesse cose che andiamo rincorrendo per tutta la vita.

    La realizzazione personale.

    Una partner da amare, degli amici, una stabilità economica, una casa, una macchina e una carriera.

    Ma se tutto questo non provoca emozione alcuna, ci si ammala e si finisce con il desiderare altre cose.

     

     

    Dopo una intensa depressione, 5 giorni di ricovero all’ospedale per meningite e vorticosi pensieri, mi ritrovo a mettere tutto da parte, riprendere una vita semplice e cominciare i preparativi per la partenza.

    Dopo 9 mesi sono testimonial di 5 aziende.

    Ho costruito un sito ufficiale.

    Appaio su quotidiani, televisione e radio.

    Ho un itinerario di 150000 km da compiere in 8 anni.

    Ho 2200 euri di risparmi nella carta di credito ed ho una curiosità per il mondo che non mi fa dormire la notte.

    Al giorno della partenza sono agitato perché ho paura che la moto si smantelli davanti a tutti a motore acceso o che la gente si chieda perché non ho fatto nemmeno un visto.

    Con me non ho nemmeno una polizza sanitaria.

    Devo ottimizzare tutte le spese ed il risparmiato mi sarà utile sulla strada in caso di bisogno.

     

     

     

    Per uscire dall’Italia ci metto qualche giorno. Ho voglia di salutare alcune persone lungo il tragitto e di rivisitare i luoghi che hanno segnato la mia infanzia, scorrendoli lentamente in sella alla mia moto.

     

    Sosto sul passo del muraglione per la mia prima notte in tenda.

     

    Poi a casa di amici a Venezia.

     

    Poi con una voglia matta di uscire da “casa”, esco ufficialmente dall’Italia l’11 Maggio 2005.

     

    Cosa provo ad uscire dall’Italia non lo so. So solo cosa si prova a prommettersi di ritornare a casa entro e non oltre 8 anni da oggi.

     

    E a quelli che hanno detto che partire con 2200 euri e stare fuori otto anni é impossibile, ho sorriso facendo loro notare che i soldi finisco in fretta, ma la voglia di viaggiare no.

     

     

     

     
    Ricordo con gioia montare per la prima volta la mia tenda da 10 euri su un dirupo pieno di erbacce ed incuriosire i padroni di una casa che si erge sulla vetta del dirupo.

     

    Ricordo le spiaggie di Gatteo a Mare, dove con i miei migliori amici ho imparato a divertirmi, a sedurre le polacche ed a suonare la chitarra.

     

    Ricordo di aver visto Venezia per la prima volta ed averla odiata senza esitazioni.

     

    Sembra uno stadio durante un meeting multiculturale.

     

    Ricordo arrivare a Trieste di notte e ricordarmi tutto quello che vidi nel 2002 quando dopo un giro di 2000 km, ci arrivai pedalando la mia mountain bike per entrare in Slovenia.

     

    Ricordo che non ho pianto alla mia partenza, che non ho sorriso alle telecamere, ma che ho sorriso alla doganiera slovena quando mi ha detto benvenuto.