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    28/06/2007

    Partireper.it 4.0 versione Beta

    PUBBLICATA OGGI LA VERSIONE BETA DEL SITO

    Partireper.it 4.0!!

    http://www.partireper.it

    Visitatelo numerosi.

    Un abbraccio.

    gionata
    21/06/2007

    Motocorse.com - Tappa 16 Vietnam

    Città toccate durante la traversata in Vietnam:
    Lao Cai, Yen Bai, Hanoi, Ha Long Bay, Hoa Binh, Dien Chau, Ron, Dong Ha, Quang Tri, Hue, Da Trang, Dao To, Kon Tunh, Ninh Hoa, Nha Trang, Cam Ranh, Pha Rang, Phan Thiet, Ho Chi Minh City, Tay Ninh
    Link relativi:
    http://www.partireper.it/2006chapt3.htm
    Video relativi:
    http://www.youtube.com/watch?v=fHMl4WUxjE8
    http://www.youtube.com/watch?v=8gT6HLRnYJE
    http://www.youtube.com/watch?v=tJrMNLs6l3U
    http://www.youtube.com/watch?v=OTSe_WnFO-I
    http://www.youtube.com/watch?v=Bl9l-LZZbAg
    http://www.youtube.com/watch?v=9TseKTPxUKk
    http://www.youtube.com/watch?v=3A8F7oCseq0
    http://www.youtube.com/watch?v=Z6mD2ID3AHI
    http://www.youtube.com/watch?v=W-V8BZEAFmI
    http://www.youtube.com/watch?v=hl8H4zD6PM4
    http://www.youtube.com/watch?v=O5pLnhHYAB8
    http://www.youtube.com/watch?v=66zWL_eXGsA
    http://www.youtube.com/watch?v=nWPNqidn9vw
    http://www.youtube.com/watch?v=fQA_cmuyxNc
    http://www.youtube.com/watch?v=YxAkf_GzVpk
    http://www.youtube.com/watch?v=0Sh8-56PpV4
    http://www.youtube.com/watch?v=u7AaIie-lyg
    http://www.youtube.com/watch?v=REz_muR8Mqw
    http://www.youtube.com/watch?v=m8RECGprdjY
     
     
    Scritto in Sydney, Australia nel 2007

    Fisso il timbro di uscita cinese sul mio passaporto e realizzo che questa é la prima volta che entro in un paese sprovvisto della mia moto.
    Lei se ne sta custodita al porto di Dalian, in Cina, dove Mr Fu Hao mi ha promesso di spedirla a Bangkok non appena gli avrò inoltrato la notifica del mio arrivo in Tailandia.
    Per adesso me la devo vedere con il Vientam, con il fatto che non ho nemmeno una mappa e come al solito evito ogni consiglio spassionato da parte di altri turisti o locali troppo furbi, per andarmi a cacciare tutto da solo in situazioni tipicamente rocambolesche.
    Arrivo ad Ha Noi, dopo un viaggio di 7 ore incastrato a dormire fra i piedi dei vietnamiti che mi fissano e parlano di me e ridono del fatto che invece di occupare la panca che ho riservato su questo treno regionale, mi sdraio sotto di esse sul pavimento sporco ed appiccicoso per distendere le gambe e dormire.
    Le uniche informazioni che ho riguardo al Vietnam sono che esiste un centro gestito da un inglese che affitta moto russe vecchio stile.
    Mentre cerco di capire dove sono, spendendo le mie serate in Ha Noi in compagnia di Emma e qualche altra affascinante viaggiatrice in giro per il mondo capitata casualmente nello stesso momento all’hostello in cui alloggio, trovo l’ufficio del Minsk Club e faccio una visita per scegliere la moto che noleggierò.
    Prendo quella blu. Rumorossisima, vecchio stampo, semplice come la famigerata manodopera russa e dotata di portapacchi laterali vecchio stile e priva, fra le tante altre cose, di una chiave di accensione.
    Firmo un contratto e pago una caparra di 300 dollari americani. Mi verranno resi quando consegnerò la moto e la serie di ricambi ed attrazzi di cui vengo fornito per la mia partenza da Ha Noi.
    Destinazione Ho Chi Minh City, a 1890 km di distanza, nell’estremo sud del Vietnam.
    Per guidare una moto come questa non mi viene chiesto nemmeno un documento, o la patente. Bastano la caparra ed i 7 dollari al giorno che pagherò per un periodo totale di 10 giorni come noleggio del mezzo.
    Pago inoltre 50 dollari per il servizio di recupero moto da Ho Chi Minh ad Ha Noi. L’idea infatti é quella di guidare la Minsk da Nord a Sud e poi restituirla senza doverla guidare di nuovo indietro. Ci pensano loro per 50 dollari così io posso entrare indisturbato in Cambogia, sempre più vicino alla Tailandia, dove troverò la mia to ad aspettarmi.
     
     
    Quando lascio Ha Noi in sella alla Minsk ho trascorso già alcuni giorni nella capitale per farmene un’idea che mi incuriosisce. Anche i giorni ad Ha Long Bay con Emma hanno dato un tocco romantico e personale al mio soggiorno in questa afosa e congestionata città.
    Piazzato sul porta pacchi posteriore il mio zaino con abiti e computer. Sui lati ci sono la tenda, il meterassino, il ter piedi, il sacco a pelo e la giacca Clover arrotolata visto che in un paese monsonico come questo non ce ne sarà bisogno.
    La tanto desiderata strada mi riaccoglie a sé, portandomi in pochi minuti al di fuori da traffico per gettarmi nella più bella e sperduta campagnia.
    Rimango folgorato!
    Il Vietnam assomiglia ad un’enorme cartolina dai colori accesissimi e dalle circostanze più affascinanti.
    E’ come vivere per mesi dentro ad un cubo di cartone e poi uscirne e ritrovarsi ad un luna park, affascinati dai colori, dalle persone che sono nei paraggi e dal suono della circostanza.
    Il Vietnam é qualcosa di diveso da un vero e proprio luna park, ma credetemi, di cose da vedere dalle quali lasciarsi totlamente risucchiare senza avere la benché minima idea di come descrivere a se stessi l’immenso stupore di tali visioni, ce ne sono troppe per poterle contare.
    La tratta del mio primo giorno on the road é breve e muta. Inizialmente ho come la sensazione che sia il tempo speso in Cina a lavorare ed in treno attraverso tutto il paese a dare al Vietnam tutto questa bellezza incontenibile, poi a mano a mano che proseguo, addolcito dal sole che tramonta e dalla moltitudine di fotografie che i miei occhi memorizzano a destra e manca sfrecciando nel verde, m rendo conto di essere in un vero e proprio universo meraviglioso.
    Inizia a piovere e così é tempo di correre ai ripari e provare la nuova tenda comprata in Dalian per 10 euri.
    Mi avventuro con la Minsk in un sentiero fuori strada talmente sconnesso e umido che nemmeno con i fari abbaglianti riesco ad orientarmi e capire dove mi sto dirigendo.
    Spengo il motore su una superficie abbastanza piana e mi avventuro in ciabatte con la sola luce che la torcia del mio cellulare emette. Mi affido all’olfatto e riconosco la presenza di sterco ovino e concentrandomi sull’udito riconosco un flusso d’acqua che calmo segue il soffio del vento notturno.
    La tenda regge perfettamente la sua prima notte di pioggia ed é al mattino che svegliandomi ammiro un uomo in barca pescare con una tecnica vecchissima a rete e bastone dinanzi a me, spostandosi sul lago che scopro, si apre nel verde più intenso.
    Il clima migliora ogni giorno e con lui anche il mio entusiasmo. Le cose che vedo, gli odori che registro e le realtà che ad ogni chilometro tocco non sono mai ordinarie, scontate, previste, immaginate.
    Strillo in sella alla moto, sorridendo agli uomini che lavorano nei campi, facendo gli occhiolini alle ragazze che badano ai bambini e sventolando la mia mano energicamente a tutti quei mocciosetti nudi che mi rincorrono e mi circondano ogni qual volta mi fermo per una foto e per accarezzare un maiale nero che si sdraia al sole.
     
     
    Fosse solo un mero giro in moto, un gara contro la teconologia o un resoconto metallico ed inumano fedele a tutti questi chilometri, i guasti al motore o chissa ché, non avrebbe senso spingersi così lontano da casa. Basterebbe guidare una moto in un circuito ovale finché il motore od il suo pilota, dopo settimane di guida estenuante, non si spengono dando esito a quello che i tecnici amano chiamare dati.
    Questo invece, e qui in Vientam ancora più di prima, vuole essere una scoperta, spinta dalla curiosità che sono certo anima ogni singolo essere umano.
    Oggi ci sono io, domani spero ci sarete voi a coprire queste strade dove i miei occhi vedono qualcosa che non so descrivere a parole ma che il io sorriso spiega benissimo.
    Oggi ci sono io e prima di me chissà quanti altri, a sfrecciare senza fretta e con grande curiosità, nel mezzo di questo verde che é solo uno dei tanti meravigliosi ed inesplorati posti sparsi per il mondo che aspettano di essere vissuti.
    La strada é così stretta che a stento ci entrano due auto, ma fortnatamente qui sono così poche che si contano sulle dita delle mani.
    Un fiume color terra alla ma destra, montagne ripide e coperte di verde alla mia sinistra e case di legno fatte a mano sparse un po’ ovunque. E poi maiali, anatre, cani ed i relativi bamini che ci giocano.
    Alberi con foglie giganti ed abitazioni che all’occhio europeo si direbbero monoposto. Qui invece contengono intere famiglie, dove il giorno si trova l’ombra e la notte ci si sdraia sul pavimento di legno per dormire.
    I vietnamiti sono lavoratori.
    Nell’ammirare un campo di riso dove 5 o 6 donne piantano piccoli arbusti chinate sotto l’ombra del loro cappello tradizionale, mi rendo conto che quella é la loro vita, senza nessun’altra scelta se non quella di lasciarsi morire di fame.
    Non ci sono leggi nella campagnia. O orari di lavoro. O direttori o datori di lavoro. Ci sono le grinze sulle mani che forti si sporcano del mestiere e ci sono glistrumenti del lavoro con cui i contadini dotano gli animali da soma per aumentare il proprio prodotto.
    Io sono solo un passante. Un ricco europeo o semplicemente un bianco che ogni tanto si ferma, scatta foto, sorride ed abbraccia i presenti, di lascia deridere e fa sorridere i bambini.
    Ma loro per me farebbero ogni cosa. Mi darebbero il cibo che coltivano e raccolgono a loro spese e mi ospterebbero nelle loro minuscole case cedendo la propria parte di spazio per farmi dormire confortevole e fresco.
    Amo già queste persone, come ho amato quelle in Russia. Come so amerò anche tutte le altre.
    Amo un po’ meno la Minsk, che dopo un inizio clamorosamente positivo, una notte afosa di Maggio mi lascia a piedi nell’aperta campagnia con una ruota a terra. A pieno carico riscio di deformare il cerchione e così, sporco come non credo di essere mai stato e di non poter più ritrovarmi in vita mia, mi infilo appiccicoso nel mio sacco a pelo sul ciglio della strafa cercando di riposare qualche ora per mettermi a riparare la camera d’aria alla luce del giorno.
    Per farmi una doccia in città, quando sono lontano dai fiumi o corsi d’acqua, imparo a corteggiare la ragazza più giovane di ogni taverna in cui faccio i miei pasti e fra un sorriso latino ed un occhiolino, trovo sempre il modo di semi denudarmi davanti ai presenti cantando filastrocche idiote mentre mi lavo usando l’acqua che mi viene offerta.
    E loro intanto se la ridono, mentre la ragazza a cui ho fatto il filo per guadagniarmi una doccia già aspetta che le chieda di sposarmi.
     
     
    Ricordo scendere dal bus cinese dopo ore interminabili di viaggio lungo una tratta intercontinentale e, una volta sceso, accorgermi che quando sono salito era freddo e adesso fa caldissimo.
    Ricordo la gioia nel ritrovare nei cartelli pubblici e stradali le lettere anziché i caratteri cinesi e sentirmi un po’ meno alienato.
    Ricordo Emma incontrarmi nella stanza del dormitorio in Ha Noi parlarmi come se ci conoscessimo da anni ed invitarmi a passare con lei 3 memorabili giorni su un battello lungo un tour alle grotte di Ha Long Bay.
    Ricordo l’emozione e la paura che ho provato davanti alle sue labbra, prima di quello che sarebbe potuto essere il nostro primo bacio. Poi esitare, detestarmi per la rinuncia e chiedermi perché dormire in Siberia da solo in una tenda non faceva così tanta paura.
    Ricordo una donna bellissima immergersi nuda in una vasca scavata nella pietra  e tenere fra le braccia, a coprire i seni, la figlia di pochi mesi.
    Ricordo tutti quegli internet point sparsi anche nell’angolo più remoto del paese e poi quasi morire di fame in cerca disperata di una taverna o un ristorante.
    Ricordo il caldo mortale del Vietnam che mi invita a denudarmi dei miei indumenti durante la guida della Minsk e poi condannarmi al dolore durante le miei notti in tenda passate a cercare la posizione ideale.
     

    Motocorse.com - Tappa 15 Cina

    Città toccate durante la traversata in Cina:
    Dalian, Shenyann, Beijing, Shljiazhuann, Zhengzhou, Xi'an, Xining, Ururnql, Chengdu, Kunming
    Link relativi:
    http://www.partireper.it/2006chapt2.htm
    Video relativi:
    http://www.youtube.com/watch?v=jEvb2VrRzL4
    http://www.youtube.com/watch?v=RaVWo9v6NvQ
    http://www.youtube.com/watch?v=nXTbqJLaN3Q
    http://www.youtube.com/watch?v=ofRaGmygAfU
    http://www.youtube.com/watch?v=YPNiAk_VRi8
    http://www.youtube.com/watch?v=rHWdRTSkvFQ
    http://www.youtube.com/watch?v=qfeUq9GC-8Q
    http://www.youtube.com/watch?v=XGsgRUTqBeM
    http://www.youtube.com/watch?v=pdy2PdyDFFg
    http://www.youtube.com/watch?v=cRm46C8g0ms
    http://www.youtube.com/watch?v=30dIj7iM7WY
    http://www.youtube.com/watch?v=0tuK2p1akIg
    http://www.youtube.com/watch?v=by77SolHXf4
    http://www.youtube.com/watch?v=vjO3Cq0ZjJI
    http://www.youtube.com/watch?v=r7cj_NKRtgQ
    http://www.youtube.com/watch?v=f1tF9MujWJA
    http://www.youtube.com/watch?v=AUzAgQyMJ7M
    http://www.youtube.com/watch?v=r8_zjv8peQA
    http://www.youtube.com/watch?v=T87vYYF5eMM
    http://www.youtube.com/watch?v=MkrdNiLgsfQ
    http://www.youtube.com/watch?v=SDvKTvTCicY
    http://www.youtube.com/watch?v=6YsxxoIcDDI
    http://www.youtube.com/watch?v=RN-ruTw_r6g
    http://www.youtube.com/watch?v=ykQqEKWokyY
    http://www.youtube.com/watch?v=I2vEKBaGThg
    http://www.youtube.com/watch?v=vUntwLJUcW0
    http://www.youtube.com/watch?v=ZceRA0PNlxI
    http://www.youtube.com/watch?v=zCoIRZGCKvw
    http://www.youtube.com/watch?v=jEvb2VrRzL4
     

     
    Scritto in Sydney, Australia nel 2007
    Fin dai mesi in cui mi preparavo, leggevo sullo stesso guest book del mio sito www.partireper.it della Cina e del fatto che “no, in Cina in moto non ci entri”.
    Incoraggiato dall’imprevisto buon esito dell’importazione moto in Giappone, sono in piedi sul ponte del ferry diretto a Dalian che medito sul da farsi.
    In realtà non mi sono nemmeno documentato. Le fonti Aci Viaggiare Sicuri che ho salvato sul pc non sono aggiornate e quindi sono preparato a tutto ed a niente.
    Lasciatemi dunque dire una cosa: In Cina in moto ci si entra e come e di modi non ce n’é uno solo.
    Ma ce n’é uno solo per NON entrare ed é purtroppo quello che, per mia inesperienza ed ovvia impulsività, ho adottato io quando sono arrivato a Dalian via ferry.
    Quando esco dalla dogana al posto della moto ho un misero foglietto tipo ricevuta con su scritto in cinese qualcosa che assomiglia al numero targa del mio mezzo. Mi hanno permesso giusto di prendere i vestiti che avevo dentro le borse e tanti saluti. Eccomi qui, a piedi, senza idea di dove andare, mangiare, dormire, appoggiarmi per informazioni e così via.
    Avrò una sorta di crisi depressiva di 7 giorni o 10, in cui la solitudine e la nostalgia per gli intensi momenti vissuti pochi mesi prima in Giappone e Corea,  rievocano in me qualcosa che accentua il disagio di sapermi sperduto in una terra che non conosco, dove non capisco un “acca”, senza moto ecc ecc.
    A curare il mio male sarà Internet e qualche italiano insediatosi in Dalian per motivi di studio.
    Quando ritrovo lo slancio con cui fare fronte anche a questo problema importazione moto in Cina, mi presento alla dogana per ritirare altri dei miei beni e fare il punto della questione aiutato dagli italiani che parlano cinese.
    Mi viene detto che se non rimuovo la mia moto dalla dogana entro 2 mesi, la moto diventa di prorietà del governo cinese.
    Panico!
     
     
    Il misero costo degli internet point in Dalian mi sono congeniali per piazzarmi davanti al pc per ore e bombardare la rete cercando informazioni.
    Quando noto che praticamente me la devo sbrigare da solo, scrivo in modo succinto, umile e sincero, un messaggio che inoltro a 150 agenzie logistiche in attesa di poter organizzare una spedizione via cargo container da Dalian alla Tailandia.
    Sul mio cellulare si fanno vivi dal Nepal, India, Malesia, Tailandia, ma nessun cinese che abbia una sede in Dalian a cui fare riferimento.
    In una mattina assonnata in cui spero di abissare i miei problemi nel sonno, mi chiama un certo Mr Fu Hao, cinese che mi parla con un inglese dall’accento tedesco e mi dice che vuole conoscere la mia storia ed organizzare la spedizione per me.
    Lo incontro in città e dal quel momento sono nelle sue mani.
    Lui ha vissuto in Germania, adora l’Europa e vuole fare tutto il possibile per togliermi dai guai.
    Mi chiede quello di cui ha bisogno e mi spiega il da farsi. Mi propone anche di importare la moto, perché il modo c’é, ma richiede più tempo di quello che ho a disposizione sul passaporto e così, vada per la spedizione via cargo container.
    Nel mentre che Mr Fu Hao lavora per me curando ogni singolo aspetto e risolvendo ogni problema, invitato da un altro amico cinese a fovore dei stranieri, trovo la mia stabilità economica facendomi assumere come modello e maestro di inglese.
    Il primo lavoro mi porterà solo qualche grande somma di denaro cinese con cui pagarmi l’affitto di una misera stanza in città ed i bus e taxi da casa alla scuola dove insegno 7 giorni su 7.
    Il ruolo di maestro di scuola elementare e tutor privato nel pomeriggio, invece, mi darà da vivere, di che pagarmi la spedizione della moto, di che risparmiare e di che omaggiare Mr Fu Hao per il grande aiuto datomi.
    La realtà educativa e scolastica cinese mi appare così diversa da quella giapponese. Meno professionale, meno puntuale, ma molto più selettiva e attendibile di quella in cui lavoravo ad Osaka.
    Le maestre di inglese che mi fanno da assistenti dirigono gli studenti come fossero dittatrici, stanno sugli attenti, danno ordini che devono essere rispettati all’ 1,2,3. Strillano dietro ai bambini e sbattono i libri sulla cattedra per intimorirli quando fanno errori o ripetono domande a cui ho già risposto.
    In compenso, questi bambini di 5, 6, 12 anni parlano un inglese che i bambini giapponesi ed italiani non parlano nemmeno quando si laureano e con una pronuncia che mette alla prova la mia.
    Nella scuola elementare ho 400 studenti, suddivisi in 6 classi da 65 alunni circa l’una. Le lezioni durano 35 minuti ed é un trionfo di sorrisi e mani alzate e anche di occhiatine maliziose delle ragazzine che riferiscono alla mia assistente che sono un bell’uomo. Ahahaha.
    Nel pomeriggio alcuni dei miei alunni più bravi, non abbastanza bravi per i genitori, frequentano dei corsi privati in classi di 6 a cui insegno in un altro edificio. Sono a casa non prima delle 6 del pomeriggio.
     
     
    L’altro aspetto della mia permanenza in Dalian per così tanto tempo, vista la trafila di operazioni a cui Mr Fu Hao si dedica avanza tempo per portare la mia moto sana e salva fuori dalla dogana, é il riscoprire come in Giappone, l’aspetto sociale del mio viaggio.
    In 3 mesi in Dalian, riscopro cosa siano gli amici, le serate in discoteca, i flirt e le storie d’amore, la solidarietà, la quatidianità e tutto quel mondo che ero solito avere attorno prima della mia partenza.
    Scopro nel colorito gruppo di italiani in studio all’universitò di lingue, un omogeneo gruppo con cui passare il mio tempo libero e con le altre studentesse russe della facoltà, un eterogeneo gruppo di belle fanciulle con cui ballare il sabato sera e fare ritorno a casa in buona compagnia.
    Circondato dalla gioia dei miei alunni, le colleghe modelle cinesi dietro alle quali sbavo senza successo e l’amorevole collettività multiculturale che occupa la moderna Dalian, mi ritrovo a guardarmi una mattina davanti allo specchio della mia stanza pensando a come un anno prima, seduto sulla mia moto in procinto di partire, non avrei mai, mai immaginato lo straordinario evolversi della mia vita in questo modo.
    Esco di casa con un pensiero che mi rende felice e stampa sulla mia faccia barbuta un sorriso imbambolato e ricevo una chiamata.
    Non posso rinnovare il visto ulteriormente e quindi, ora che la moto é già inscatolata e tenuta in custodia da Mr Fu Hao alla dogana del porto commerciale, posso rimettermi in viaggio per Pechino dove incontrerò un grandissimo fan capitato per lavoro in Pechino lo stesso periodo in cui mi appresto a lasciare Dalian per raggiungere il Vietnam via terra.
    La Cina sembra fare da tetto ad avvenimenti di grande importanza nella mia vita. La scoperta di un amico disinteressato come Mr Fu Hao e adesso, in attesa del mio arrivo via treno, l’incontro di altri 4 nuovi amici che aspettano di abbracciarmi e di fare la mia conoscenza.
    Scortato da Pietro per le vie di Pechino, incontro Fabrizio, Marco e Alfredo nel piano terra di un tipico negozio di abbigliamento cinese.
    E’ impressionante come un’amicizia coltivata telefonicamente con persone amanti del mio progetto, si concretizzi in pochi istanti con l’immediatezza di un abbraccio.
    Assieme a Fabrizio ed i suoi amici, passerò una decina di giorni in Pechino raccontando dei miei precedenti mesi on the road e partecipando a momenti di piacevole visitazione della nuova e vecchia Pechino con persone che mi accolgono come fossi un figlio.
    Fabrizio é un viaggiatore e, anche se non lo dice a voce alta, sono i suoi sogni ed il suo amore per il mio viaggio a tradire la sua modestia; come del resto i suoi scritti pubblici e le poesie lo confermano essere una persona che sogna e che desidera esprimere con passione quello che lo emoziona.
    Abbiamo molto in comune.
    Aiutato da questo grande uomo e dai suoi amici, mi verrà messo a disposizione uno studio in cui lavorare al sito, salvare le mie foto, mandare fax e ricevere chiamate dall’Italia. Verrò ospitato ed anche invitato a pasti e cene di grande effetto organizzate ai piedi della Grande Muraglia cinese e, non meno importante, verrò fornito di uno scooter 100cc cinese per coprire la tratta da Pechino al Kunming, prima di entrare in Vietnam.
    Raggiungerò poi via treno le remote zone desertiche nella provincia del Gansu e arriverò via bus, dopo l’imminente guasto dello scooter, al confine con il Vietnam dove entrerò lo stesso giorno in cui il mio visto per la Cina scade.
     
     
    Ricordo sbarcare in Cina, scendere dalla sella della mia moto a Febbraio e non rimontarci fino ad Agosto.
    Ricordo la mia prima notte in Dalian, dormendo in una stanza che condivido con un ragazzo del Bangladesh e avere voglia di piangere dalla disperazione.
    Ricordo i miei nuovi amici italiani, canadesi e messicani ospitarmi nelle loro case per settimane mentre passo i miei pomeriggi all’internet café in cerca di una buona idea con cui togliere la mia moto dai guai.
    Ricordo il pomeriggio in cui viene costruita la cassa per spedire la moto e dopo averla riempita con il mio mezzo fermo in dogana, Mr Fu Hao mi dice che non devo più preoccuparmi.
    Ricordo il dirigente della scuola che scarta gli altri due insegnanti presenti e mi porge i libri di testo con cui lavorerò dandomi una copia del mio orario settimanale per le lezioni.
    Ricordo chiedere ai miei studenti “ci sono domande?” e stupirmi davanti alle 50 manine alzate che mi pregano di dare loro il permesso di parlare per ottenere un premio adesivo colorato.
    Ricordo il provino come modello ed il dirigente marketing che dice alla mia amica modella russa, “lui é l’uomo che cerchiamo”.
    Ricordo la segretaria Alice della ditta di abiti per la quale sfilo, che mi chiede il numero di telefono e poi dormire fra le sue braccia le ultime tre notti prima della mia partenza da Dalian.
    Ricordo l’ultimo incontro con Mr Fu Hao, in cui ci mettiamo d’accordo per la spedizione e mi promette di farmi arrivare la moto in Tailandia nonappena arrivo a Bangkok. Poi gli porgo una busta con una settimana del mio stipendio per ringrazialo del suo aiuto.
    Ricordo Pietro, il suo approccio affabile ed amichevole ed il primo scambio di parole mentre ci dirigiamo in centro città per incontrare Fabrizio, Marco ed Alfredo.
    Ricordo il pomeriggio a comprare Té per Stefano o a riparare la macchina di Pietro o la passeggiata in solitario che mi sono concesso sulla grande muraglia durante le ore al tramonto.
    Ricordo la strada che mi accoglie di nuovo, su uno scooter, in treno, in bus, nelle città, nella campagnia, nel deserto, in montagna.
    Ricordo la miriade di viaggiatori che ho incontrato a Xi An e i 5 giorni di diarrea fulminante che mi sono beccato per aver mangiato nel quartiere musulmano in condizioni igieniche letali.
    Ricordo le ore interminabili di treno e l’innumerevole bellezza paesaggistica che la Cina vanta. Da est ad ovest, da sud a nord. E vederla dal treno é stato come vederla da davanti ad un televisore. Freddo, piatto, intoccabile.
     

    Motocorse.com - Tappa 14 Corea del Sud

     
     
    E’ Gennaio e la coreana in minigonna che mi fa strada verso la moto, mi sorride e quasi le scappa una risata.
    Credo d’essere l’unico motociclista della storia che arriva a Pusan via ferry dal Giappone durante l’inverno.
    Sono abbastanza tranquillo viste le voci secondo le quali non ci siano problemi per me ad importare e guidare la moto qui per cui mi digiro alla dogana con un sorriso spontaneo, non di circostanza come quello che avevo in Giappone.
    La mia patente internazionele é stata emessa poche settimane prima dall’Italia ed i miei parenti hanno provveduto a mandarla al consolato italiano in Pusan. Se non mi fanno entrare con la moto perché privo di quel documento, sono sempre in tempo a fare un salto all’ufficio consolare, ritirarla e tornare qui.
    Durante la stesura dei permessi di importazione temporanea i doganieri chiedono di visionare il contenuto delle borse. Nessun problema, ma si stupiscono imbarazzati quando trovano fra la mia roba qualche rivista pornografica con cui ho passato le mie notti romantiche in Siberia, chiuso dentro la mia tenda.
    Sorrido dandomi dello sfigato ed il doganiere, con gesto solenne chiude la borsa posteriore e mi dice che posso andare.
    Non ho la tenda, che avevo abbandonato a Fushiki in fuga dai doganieri giapponesi e non l’ho ricomprata perché non ne ho avuto tempo.
    Inoltre mi é scaduta l’assicurazione ieri, ma sembra che i doganieri, una volta dopo aver visto quasi 300 dollari in contati per le tasse di importaione, non abbiano più voglia di fare domande.
    Raggiungo un internet point con connessione gratuita e, consigliato dall’ambasciatore italiano che ho conosciuto in Osaka, accedo al sito
    www.couchsurfing.com
    Grazie a qusta comunità on line é possibile costruirsi un profilo gratuito correlato di foto e ogni sorta di informazione e cercare un posto in cui dormire in ogni città del mondo.
    Non sono previsti obblighi né il fatto di dover rendere la propria ospitalità alla persona che offre un posto per dormire, per cui mi metto in contatto con tutte le ragazze iscritte della città e dopo 4 ore sono seduto nella cucina di questa 26enne che mi prepara una cena mentre il suo cane mi annusa i piedi.
     
     
    Ho 20 giorni di permesso di importazione pagati per stare e guidare in Corea e due delle cose principali che devo organizzare durante questa mia permanenza sono il visto cinese ed il biglietto del ferry che dalla Corea mi porterà in Cina.
    Riesco a distribuire il mio soggiorno facendomi ospitare da 4 delle decine di membri iscritti alla comunità couchsurfing.com e così, adesso in compagnia della ragazza di Pusan, visito la città, vengo invitato a cena dalla madre e ottengo le prime informazioni sul visto turistico cinese.
    Rimando il tutto a quando sarò a Seoul, la capitale.
    Ad aspettarmi là, altri 3 membri CS che lavorano come insegnanti di inglese.
    Durante la gelida tratta da Pusan a Seoul, noto improvvisamente l’ingranaggio del tachimetro rompersi, 3 lampadine del quadro spegnersi e le punte dei miei piedi perdere sensibilità per il freddo.
    Sebbene abbia montato le moffole e indossi 3 paia di pantaloni sotto la tuta Clover, 10 ore filate in sella a Gennaio lungo la Corea invernale, sono un’esperienza difficile da gradire come una giratina primaverile sul passo del Muraglione.
    Arrivo in periferia della città a tarda serata e mi fermo in una farmacia in cerca di direzioni.
    L’infermiera é bellissima e parla un ottimo inglese. Sta chiudendo e mi offre di usare il telefono della farmacia e di scortarmi attraverso la città in cerca della periferia di Nouwon, dove Elizabeth, altro membro CS, mi aspetta per ospitarmi per un paio di notti.
    Mentre la ragazza in auto mi fa strada nel traffico più impossibile, la moto perde colpi e rallenta.
    Lo aveva fatto anche in Russia, una sera. Avevo cominciato a saltare sulla sella colpendo con il sedere e la moto, singhiozzando si era ripresa.
    Ora sono nel mezzo della statale della città di Seoul che emulo un amplesso sessuale a candela con la mia moto e attiro l’attenzione di tutti i conducenti che fanno ritorno a casa.
    Inoltre, fermo ad un semaforo con la moto che non regge il minimo, mi viene simpaticamente fatto notare che nessun veicolo a due ruote, per legge, é ammesso sulle tangenziali.
    Perdo di vista la ragazza che mi scorta, la moto si ferma ed ho freddo.
    Scendo dalla moto e mi incammino cercando l’ispirazione e quando ritorno indietro e riavvio il motore, la moto riparte come nulla fosse accaduto.
    Driblo ogni auto con i miei 400 kg di moto e “agile” vado in cerca della macchina che mi scortava, quando per magia trovo il cartello che indica la destinazione verso la quale ero diretto.
    Chiamo Elizabeth e lei passa a prendermi per portarmi a cena fuori.
    A casa sua faccio una doccia e mi spengo su un materassino che mi ha sistemato sul pavimento.
     
     
    Qualche giorno dopo sono fermo ad una stazione della metropolitana ad aspettare John, il mio terzo membro CS che come un fratello, mi prende sotto la sua ala protettiva e fa del mio soggiorno a casa sua una vera e propria esperienza terapeutica.
    Viaggiando in solitaria come faccio, non mi é facile confrontarmi con persone tanto simili a me come lo sia stato lui nella settimana in cui mi ha ospitato.
    Padroni dello stesso sarcasmo ed ironia e vittime della stessa sensibilità e ricerca per le cose, ci confrontiamo su molti degli aspetti che nella vita sembrano avere più valore di altri.
    In compagnia di John, quando é libero da lavoro, andiamo a bere birra, a fare spesa, a cena con i suoi amici, a ballare, a fare gli idioti infastidendo le ragazze, a visitare la città nelle sue parti più turistiche ecc.
    E’ come un fratello che non mi é stato presentato alla nascita, ma che nonostante il tempo e la distanza, mi é vicino più di persone che conosco da una vita.
    Una sera con il suo aiuto, organizzo una cena con la bellissima farmacista che mi aveva scortato a Nouwon e di cui ero riuscito a ritrovare il numero.
    Mi accorgo dopo 12 ore che sono uscito, di aver lasciato ad un ATM in un supermercato la mia Poste Pay con 1200 euri dentro.
    Torno al supermercato e senza speranze raggiungo l’ATM, ma la mia poste pay é ancora lì.
    La Corea sembra vantare un tasso di criminalità molto basso, una quantità di belle donne altissimo e una passione per il cibo spropositatamente adeguata al mio costante appetito.
    A lume di candela corteggio la farmacista assaggiando Kimchi ed altri sapori locali della Corea per poi raccontare ogni momento al mio buno amico John che mi aspetta a casa a fine serata.
    Negli ultimi 5 giorni sono da Jun, un ragazzo coreano con il quale mi dedico all’emissione del visto turistico cinese di 3 mesi. Mi presento all’ambasciata con un foglio compilato, delle foto, dei contanti e dopo 4 giorni ho 90 giorni di turismo per girarmi la Cina in moto.
    Giro per la città, visito ricostruzioni di paesi vecchio stile coreano e mi aggiro mai sazio per i centri commerciali con Jun, scoprendo la quantità innumerevole di assaggi che vengono quotidianamente preparati nei vari reparti (carne, pesce, pasta, latte, yogurt).
    Il penultimo giorno Jun passa una giornata al telefono per me, ottenendo le informazioni che mi servono per esportare la moto ed imbarcarmi sul ferry per la Cina.
    Senza il suo aiuto non avrei potuto sbrigare tutte queste faccende in un pomeriggio.
    Come ricompensa, decidiamo di andare assieme all’hot spring coreano, dove nudi mischiati a decine di altri coreani, facciamo bagni e docce di diverse temperature per poi rinchiuderci in saune da 60, 80 e 100 gradi centigradi.
    Quando esco ho la pelle di un neonato ed un gran appetito. Come sempre del resto.
    Il giorno dopo sarà sempre Jun a farmi strada in auto verso il porto, la dogana, ed i vari uffici in cui farà da interprete per facilitare le pratiche di esportazione della moto che adesso é a bordo di un ferry diretto verso la tanto sognata Cina.
     
     
    Ricordo sbarcare in Corea e guidare finalmente di nuovo sul lato destro della carreggiata.
    Ricordo arrivare esausto a casa di Wookyong, la ragazza che mi ospita, e sentirmi di nuovo protetto dal freddo ed accudito dalle sue cure premurose.
    Ricordo le miriadi di persone che vogliono incontrarmi, parlare con me, conoscermi perché i miei HOSTS hanno raccontato loro di avere un ospite italiano che gira il mondo in moto.
    Ricordo tenere due ore di lezione in inglese nella scuola dove John lavora e trovarmi a rispondere a decine di domande curiose come “ma come fai a lavarti quando viaggi?”, o “quanto tempo senza lavarti sei stato in viaggio?”
    Ricordo camminare a piedi nudi sulla spiaggia nell’inverno coreano con alcuni nuovi amici, una birra in mano e la gioia di potermi raccontare a persone che hanno voglia di ascoltare.
    Ricordo le mie labbra su quelle di una ragazza coreana che timida indietreggia e poi ritorna a me con un abbraccio ed un bacio ancora più passionale.
    Ricordo la multa indecifrabile che trovo attaccata su carta adesiva gialla sul mio parabrezza per aver parcheggiato la moto in un posto inopportuno.
    Ricordo il gelo sui miei piedi, per la seconda volta come accadeva ad Agosto in Siberia.
    Ricordo l’abbraccio di Elizabeth nella Seoul di notte, che mi appare così immensa. E poi la cena al caldo in un piccolo ristorante di strada.
    Ricordo l’abbraccio di John che mi porta a casa, mi mostra dove é il bagno ed il mio letto e poi esce di casa per andare a lavoro lasciandomi le chiavi di casa.
    Ricordo ogni giorno in cui lui torna a casa e io gli preparo la cena e gli metto in ordine la casa perché lui é anche un amico per me.
    Ricordo cosa mi serviva per il formulario del visto cinese, cosa non avevo, cosa mi sono inventato e 4 giorni dopo l’emozione e la sorpresa nel realizzare che il visto era stato emesso.
    Ricordo la fila immane di passeggeri per il ferry diretto in Cina e il capitano che viene da me, mi chiede se sono io “quello in moto” e che mi prende a braccetto e mi fa salire sul ferry per primo perché devo sistemare la moto nella stiva.
     
    19/06/2007

    Motocorse.com - Tappa 13 Giappone

    Giappone

    Città toccate durante la traversata in Giappone:
    Fushiki, Takaoka, Kanazawa, Gifu, Kyoto, Osaka, Ikeda, Kobe, Okayama, Hiroshima, Kitakyushu, Shimonoseki.
    Link relativi:
    http://www.partireper.it/2005chapt13.htm
    Video relativi:
    http://www.youtube.com/watch?v=irIGHBWz8v0
    http://www.youtube.com/watch?v=S_u-C6Q7V1M
    http://www.youtube.com/watch?v=qX3Zp3XIEd8
    http://www.youtube.com/watch?v=TxKCp5FM2k0
    http://www.youtube.com/watch?v=MUeki95VZig
    http://www.youtube.com/watch?v=MUeki95VZig
    http://www.youtube.com/watch?v=FxLlmjcon78
    http://www.youtube.com/watch?v=a9MXrTRN-VA
    http://www.youtube.com/watch?v=CJFxEYmnXkA
    http://www.youtube.com/watch?v=eHO9DZ6otEQ
    http://www.youtube.com/watch?v=57amF3Y4Wnw
    http://www.youtube.com/watch?v=izC7GCp6kHM
    http://www.youtube.com/watch?v=UlJktByvjDE
    http://www.youtube.com/watch?v=oYq_tZV2k-8
    http://www.youtube.com/watch?v=Ry19VtDLXHE
     
     
    Scritto in Sydney, Australia nel 2007
    L’unico Ferry che connette Vladivostok al Giappone é una nave da crociera stile russo.
    L’altro tragetto é affondato due anni prima a causa di un maremoto.
    Andiamo bene.
    Prima di imbarcarmi il capitano in persona mi chiede se ho il Carnet de passage e gli dico “si”.
    Ma é una bugia.
    Non ho mai fatto la richiesta per il carnet de passage e adesso che mi trovo ad entrare nel primo dei tanti paesi in cui questo documento mi é indispensabile, avrò di che usare la mente per venire a capo di tutte le questioni burocratiche che si svilupperanno.
    Inoltre, la moto é ancora guasta. Dopo il tratto di 400 Km da Xabarovsk a Vladivostok, mi ha di nuovo abbandonato presentando i medesimi problemi sulla carbuzione.
    Pago i miei 257 euro per la crociera di tre giorni ed il trasporto della moto e mi chiudo in camera.
    Esclusi i pasti e qualche vano tentativo di approcciare le ballerine russe che sculettano al piano bar, sarò sempre chiuso in cabina in attesa di vedere il Giappone apparire all’orizzonte.
    Non potete immaginare la sensazione che si prova a raggiungere tale meta con la consapevolezza di averlo fatto in moto lungo un viaggio su cui molti non avrebbero nemmeno puntato 5 euri.
    E’ umido sul ponte, decine di altri viaggiatori come me impugnano macchine fotografiche e mirano il dito verso quella che sembra essere di nuovo terra.
    Dentro di me sale una forte sensazione di commozione.
    Il Giappone é davanti ai miei occhi. Reale, avvolto dalla foschia che caratterizza le sue coste e la mia moto é nella stiva della nave.
    4 mesi per arrivare fin qui. 22000km di emozioni ed esperienze.
    Questo momento di solitudine di fronte alla terra in cui approdo, vale tutto il tempo speso in passato a pensare ed organizzare il giro del mondo in moto.
     
     
    Essendo l’unico passeggero che abbia con se una moto, ho la precedenza sulla fila e vengo presentato al signor Oda, un giovane giapponese dal modesto inglese che mi porta nel suo ufficio e mi chiede, fra i tanti doumenti, anche il carnet de passage.
    Mi invento mille scuse plausibili, fra cui che in Russia sono stato derubato del carnet assieme ad alcuni soldi.
    Lui mi chiede 400 euro di tasse per importare la moto (rotta) in Giappone, ma specifica che una volta dentro non posso comunque guidare.
    Prendo tempo e mi accampo nella spiaggia vicino al porto, con la moto ancora alla dogana.
    La mia decisione é puramente emotiva, ma dato che sto per esaurire i miei soldi, la moto é rotta e pagare i 400 euri di importazione mi lascerebbe al verde con una moto rotta di cui prendermi cura, decido di fuggire ad Osaka via treno lasciando la tenda in spiaggia per far credere ai doganieri che sono ancora lì accampato in attesa di dare loro la risposta che aspettano.
    In Osaka, dopo aver prestato 700 euro alla mia ex ragazza, mi ritroverò a far fronte alla costosissima vita nipponica con le ultime 200 euro.
    Senza un visto del lavoro, senza fondi e senza conoscenze, limiterò le mie funzioni vitali al minimo per mantenermi in vita in città, risparmiare il più possibile e trovare un lavoro di cui vivere.
    L’ambasciatore italiano mi dice di rinunciare e di prendere un prestito consolare per volare a casa.
    Quando mi presento all’ambasciata due settimane dopo in compagnia del mio datore di lavoro, mi guadagno la stima di tutta l’ufficio consolare.
    E’ il giorno del mio compleanno e dopo 10 giorni di miseria vera e propria, la speranza e la fortuna bussano alla mia porta.
    Non ho la mia tenda quindi dormo sul ponte della stazione con i barboni e sotto il ponte del castello di Osaka nelle notti di pioggia.
    Mangio hamburger di McDonald tutti i giorni visto che sono il pasto più economico in circolazione e userò il bagno pubblico di un grande centro commerciale per lavarmi, radermi e tenermi presentabile.
    Internet gratuito nell’area computer dello stesso centro commerciale e un foglio in mano tradotto in giapponese dove ho riassunto la mia storia.
    I datori di lavoro di hotel, ristonanti, bar, pub e pizzerie leggono il foglio e capiscono che sto cercando lavoro.
    In alcuni casi si propongono di assumermi, ma non ho il visto del lavoro e dispiaciuti mi dicono di tentare con qualcun’altro.
    Poi tramite una rivista di annunci gratuiti scrivo a scuole di inglese in cerca di insegnanti ed ottengo un colloquio.
    Mi presento e si instaura subito un immediato feeling con i miei datori di lavoro che si propongono di farmi fare una lezione di prova ed in caso positivo di assumermi sponsorizzando il mio visto del lavoro.
     
     
    Così il 13 settembre, giorno in cui compio 22 anni, mi presento all’Ambasciata con il mio datore di lavoro Sakamoto che firma le carte per l’assunzione e mi regala un abito e cravatta per la prima lezione che é fra poche ore.
    Insegno inglese ai bambini dai 2 ai 17 anni.
    E faccio lezioni private a studenti di livello avanzato o casalinghe che desiderano parlare una seconda lingua.
    Visto il livello mediamente basso dei giapponesi con la lingua inglese, le lezioni sono piuttosto facili.
    La paga é esageratamente buona e grazie ad un amico italiano che mi viene presentato per caso in centro città, riesco a trovare una sistemazione in un dormitorio che costa solo 140 euro al mese tutto compreso.
    Passano mesi fatti di lavoro e una vita sociale inesistente.
    Dopo aver inquadrato come funziona il sistema educazionale giapponese, insegno anche italiano privatamente per conte mio a giovani e suadenti studentesse sulla trentina.
    Ci scappano pure un paio di storie d’amore.
    Motivato a non spendere un centesimo e costantemente impegnato nel lavoro che mi assorbe tempo energie e strati di grasso dal corpo, mi ritroverò a Gennaio con 9 chili in meno nel corpo ma 4800 euro in più nei miei risparmi con cui riparare la moto, importarla e guidarla fino al sud in cui imbarcarmi per la Corea.
    Sparito per mesi infatti, il signor Oda mi chiederà via mail il da farsi per quanto riguarda la moto.
    Mi dice di pagargli 50000 yen e glielo mando, ma quando sono a Fushiki a prelevare la moto, me ne rende indietro 18000 perché la moto ha 19 anni ed é stata prodotta in Tokyo, quindi é esente dalle tasse di importazione.
    Mi ripete che non posso guidare, ma io che ho già con me i ricambi nuovi e la chiave del problema alla carburazione, mento di nuovo dicendo che metterò la moto su un treno.
    In fuga da Fushiki con la neve, arrivo di nuovo ad Osaka e parcheggio la moto sotto casa mia, avvertendo di nuovo la sensazione straordinaria che la moto dà ad ogni contesto, ricordandomi che lei é sempre stata con me e che é partita da Firenze.
    In due giorni, per motivi di scadenza visto e periodo di importazione, sono costretto a scendere di fretta verso Shimonoseki, l’estremo sud, badando ai poliziotti e perdendomi tutta la parte del nord che avrei voluto vedere tanto.
    Tokyo, Hokkaydo ecc.
    Ma adesso la cosa che conta é che la moto é riparata e i miei fondi sono stabili.
    Raggiungo così Hiroshima e passo la notte in un internet point per 7 euri, disturbato da altri insonni giapponesi che chiusi nei box privati si masturbano con giochi erotici on line.
    Che si divertano pure, ma almeno evitino di tenermi sveglio con quei coiti così rumorosi!
    Il pomeriggio seguente completo indisturbato la mia tappa ed arrivo a Shimonoseki dove imbarco la moto su un Ferry per il sud Corea
     
     
    Ricordo la sensazione di assuefazione che l’urbanistica giapponese mi ha dato appena arrivato. L’alienazione che provavo trovandomi nel centro di un mondo illeggibile ed indecifrabile.
    Ricordo fare il bagno nel mare del Giappone a settembre mentre pianifico la mia fuga ad Osaka e scoprire una vecchia signora in abiti eleganti passeggiare sulla spiaggia con un ombrello e cantare una bellissima canzone al mare.
    Ricordo la città di Osaka, darmi il benvenuto di notte. Tutte quelle luci, tutta quella gente.
    Ricordo i barboni che mi sorridono ed a cui offo il mio cibo prima di addormentarmi.
    Ricordo le zanzare nella notte umida sotto al ponte del castello di Osaka.
    Ricordo la depressione che mi attanagliava e le scorte di cioccolata che facevo per sentirmi meglio, quando non riuscivo a trovare lavoro.
    Ricordo il senso di benessere e guarigione che mi dava sedermi sulla metropolitana per lasciarmi trasportare. Al solo scopo di sentirmi meglio passavo ore intere seduto sullo stesso vagone, vagando in lungo e largo per la città senza fare nient’altro.
    Ricordo il colloquio con il signor Sakamoto e le parole di lui che mi fanno esaltare, ma l’effetto delle quali cerco di non rendere visibile per non rovinare un momento così fragile.
    Ricordo indossare la mia divisa e presentarmi ai miei studenti come il loro nuovo professore di inglese.
    Ricordo una stanza di un dormitorio e finalmente poter chiamare quel posto casa mia.
    Ricordo i pomeriggi del fine settimana andando a fare la spesa al mercato con una bici comprata di seconda mano.
    Ricordo ogni mattino sveglio alle 6, davanti allo specchio per radermi come la signora Sakamoto mi ha imposto di fare.
    Ricordo la mia studentessa di italiano invitarmi a cena a mangiare Yakiniku e poi trovarmi qualche giorno dopo a fare l’amore in una lussuosa stanza d’albergo.
    Ricordo il viaggio in treno verso Fushiki, con in spalla uno zaino con i ricambi per la moto e con nel cuore una prospettiva diversa del Giappone.
    Ricordo Fushiki a Gennaio, sommersa dalla neve. Quando ci ero arrivato a Settembre faceva un caldo impossibile.
    Ricordo Oda ed il modo in cui si lascia abbracciare mentre mi rende 18000 yen.
    Ricordo il rombo della moto ed indossare il mio equipaggiamento dopo 5 mesi che avevo lascaito la moto in dogana.
    Ricordo la visione della mia moto sotto casa mia in Osaka e la commozione che mi ha dato.
    Ricordo la sensazione di essere di nuovo in strada, questa volta in Giappone direzione Shimonoseki.
    Ricordo la notte ad Hiroshima e la notte sul traghetto che mi ha portato via dal Giappone, quel Giappone che anche se ci tornassi altre mille volte, non avrei più dentro me come lo ho avuto durante questa avventura.
    Ricordo di essermi sentito vivo come nessun’altro mai.
     
    11/06/2007

    Motocorse.com - Tappa 12 Russia

    Città toccate durante la traversata in Russia:
    Sochi, Volgograd, Samara, Ufa, Omsk, Novosibirsk, Irkutsk, Ulan Ude, Cità, Mogocia, Chabarovsk, Vladivostok.
    Link relativi:
    http://www.partireper.it/2005chapt12.htm
    Video relativi:
    http://www.youtube.com/watch?v=our0pOCgg0w
    http://www.youtube.com/watch?v=K6kThzsfvEA
    http://www.youtube.com/watch?v=Lxl7J-EMiiw
    http://www.youtube.com/watch?v=hBqVaG8GVss
    http://www.youtube.com/watch?v=sB2rdRk4wHU
    Scritto in Sydney, Australia nel 2007
    C’é qualcosa che rende la traversata di questo paese più importante di tutte le altre 22 fin’ora compiute.
    Qualcosa che ancora oggi, quando guardo la mappa del mondo che interessa la Russia, mi dona un brivido di entusiasmo.
    E lungo questo brivido riassaporo tutti gli 11000 km, le notti insonni accampato nella gelida Siberia e la sensazioni di volare a cavallo di un una moto che senza troppe pretese mi ha portato da Firenze fino in Giappone.
    Nella mente il Giappone é sempre stato un punto cruciale e lontano. Una terra che appartiene a “l’altra parte del mondo” ed arrivarci dopo 22 giorni di guida ininterrotta attraversa la Russia ha dato a quest’ultimo paese una valore rilevante soprattutto a livello personale.
    Quando entro in Sochi con un “traghetto” da Batumi vado in cerca di un’atlante che mi sveli a quanti chilometri dovrò andare in contro nei prossimi 30 giorni.
    Avvertito da alcuni siti di altre precedenti spedizioni in Russia, mi faccio spiegare dai locali quanto lungo e duro sia il tratto sopra la Mongolia ancora oggi famoso per essere completamente lasciato a se stesso.
    Senza asfalto, villaggi ed apparentemente con minimi punti per fare rifornimento.
    Non ottengo risposta, ma vengo chiaramente messo in guardia sul fatto che per quel tratto di sterrato dovrò procurarmi un treno di ruote con tasselli prima e non oltre Samara.
     
     
    Secondo il mio calcolo, devo da oggi percorrere 550 km al giorno, tutti i giorni.
    Sono già in ritardo di uno perché il traghetto dalla Georgia e le scartoffie per l’ingresso in Russia con la moto hanno rubato tutta la giornata e così abbandono Sochi armato di una mappa e di una tanica d’olio motore da 5 litri diretto verso est.
    Abituato a percorrenze di non oltre 400 km al giorno, mi trovo impegnato in una prima tappa di 1100 km con cui mettermi in pari sulla tabella di marcia.
    Alle 4 del mattino, stremato e vinto dalla stanchezza, accosto, mi faccio strada in un campo e senza nemmeno la forza di montare la tenda, stendo la stuoia e mi sdraio per dormire.
    Mi ci vorranno 5 giorni di veglia, sonno e pasti squilibratissimi per ristabilire il mio ritmo biologico.
    Una volta in pari e in grado di guidare nelle ore di luce, mi sarà anche più facile percorrere anche più di 550 km al giorno.
    Curioso come a volte, coperti i 600, io impieghi altri 30 km in cerca di un punto valido in cui accamparmi.
    Dopo i primi 7 giorni, ricalcolando i chilomentri restanti che mi separano da Vladivostok, scopro di essere in pari ed anzi in vantaggio.
    Ma l’idea di rallentare non mi piace, visto che ogni giorno di più la mia posizione sulla mappa si fa sempre più vicina al Giappone.
    Incredibile!
    A volte mi capita addirittura di entrare e superare zone in cui il fuso orario cambia perfino due volte.
    Ecco quindi che attorno a me si spalanca la magnifica Siberia.
     
     
    Il paesaggio é totalmente diverso da qualle che ho mai visto prima di questo momento.
    All’orizzonte in tutte e 4 le direzioni in cui posso votlarmi, il cielo é limpido e solare sopra la vasta distesa di natura che piatta prende il nome di Taiga.
    I monti Urali sono una piacevole breve variante che dura un giorno o poco più.
    Oltre queste vette si riapre la Russia di sempre che diventa Siberia.
    Non ci sono cartelli che indichino il mio ingresso nella regione fredda, o almeno quelli che ci sono mi sono indecifrabili.
    Ad accorgermene ci metto comunque poco quando per l’ennesiva notte accampato con la mia tenda da 10 euri, non riesco a dormire dal fretto.
    Ho la tuta Clover, il cappello di lana Ufo e due paia di calzini, ma anche con il sacco a pelo, il naso e la punta dei piedi mi si congelano e sono costretto a prolungare il mio sonno fino a mezzogiorno per dormire durante le ore più calde.
    Appena sveglio cerco nella via che porta ad est un Café in cui praticare il mio russo e mangiare qualcosa.
    Mi lavo i denti nel bagno e non faccio una doccia da una settimana.
    Non dovendo socializzare o condividere la tenda con nessuno, faccio in modo di tenere gli stibali Gaerne fuori dalla portata del mio naso ed il gioco é fatto.
     

    Vedo orsi bruni, serpenti strusciano sotto alla tenda al mattino ed i russi che incontro mi circondano per chiedermi da dove vengo e dove vado.

    Mi chiamano “Maledetto” che in russo vuol dire che sono un tipo che ne sa una più del diavolo.
    Lungo la transiberiana ci sono città principali come Omsk e Ufa dove non mi fermo se non per poche foto o per fare un po’ di spesa con cui procurarmi una scorta cibo.
    Fuori dalle grandi città ci sono tratti di 300 km privi di vita o con solo qualche modesto ligneo villaggio dove i bambini giocano con il leghi o altalene e dove i russi conducono le loro vite alla guida dei loro veicoli rudimentali e delle loro Ural, moto sidecar.
    All’altezza di Novosibirsk, smarrito nell’enormità di questa grande città del centro Siberia, vengo intervistato per ore dai tre giornalisti di Argumenti e Facti.
    Si divertono sentendomi raccontare riguardo la pesante ubriacatura che mi sono preso a Samara.
    E si elettrizzano quando racconto loro dell’improvviso incidente in cui stavo per essere coinvolto a 130km orari sulla transiberiana.
    Poi si dilungano con me in commenti e cenni di approvazione riguardo alla metodologia con cui certi personaggi russi abbiano cercato di crearmi dei problemi lungo la mia corsa.
    Per la notte, visto che sono ancora a Novosibirsk, vado in giro in cerca della buona anima che mi ospiterà a casa.
    Ho come la sensazione che il santo che mi prenderà in casa pur non conoscendomi esista già da qualche parte di questa enorme città, devo solo trovarlo.
    Fermo ad un semaforo un ragazzo in macchina mi risponde in inglese, fa un giro di telefonate e mi dice che l’amico Roman e la sua ragazza mi aspettano a casa con un posto già pronto per me.
    La notte seguente sarò di nuovo accampato in tenda nel verde sperduto che ora mi proietta verso il lago Baikal e la nota città Irkutzk.
    La raggiungerò pochi giorni dopo, in perfetta sincronia con la mia tabella di marcia.
    I chilometri scorrono ogni giorno e la moto risponde perfettamente.
    Giorno, notte, freddo, caldo, pioggia, sole..... sono motivato e con l’equipaggiamento che Cose di Moto ha fornito riesco a fare fronte ad ogni sorta di imprevisto metereologico.
    Ma la tenda che ho acquistato per pochi euro ancora stenta in quei momenti notturni in cui al lume della mia piccola torcia, riesco a vedere il mio fiato evaporare dalla mia bocca.
    Ricordo così 22 giorni di pura intensa avventura. Un’avventura che a caldo, appena uscito dalla Russia ho chiamato “Frenare mai” e che annotato nel mio giornale di viaggio.
    La riporto:
     
    “[...]
    Due ruote Pirelli. Usate e ad un prezzo che non mi preoccupo nemmeno di valutare quanto sia vantaggioso. Mi servono.
    Pago i miei 50 dollari in cambio di un terno di gomme da sterro, una camera d'aria posteriore di riserva e una doccia e una rasatura di barba.
    Arrivero' a Sarama in tarda notte.
    Li ci sono belle donne dicono. Vengo accompagnato dal primo byker russo che viaggia su tdm 850 fino ad una moto officina dove fuori motociclisti da super sport fanno una cena con carne al fuoco e vodka a tutto spiano.
    Io ottengo il posto dell'ospite speciale.
    MI danno da mangiare, mi presentano a tutte le persone presenti, mi fanno foto e offrono birre. E vodka. Perche no.
    Passano 10 minuti che sono gia' ubriaco, ma contento. Senza preoccupazioni.
    Ricordo che mi trovavo dentro ad un'officina, dove dicono che potro' dormire. Ci sono alcuni letti in una cuccetta costruita in alto.
    Quando mi sveglio sono su un letto matrimoniale nella sala di una bellissima casa tutta bianca, con quadri, acquarii ed un gatto che mi dorme fra le gambe.
    Una bambina di 6 anni mi spia dalla camera che sembra cosi' lontana a causa dei miei postumi.
    Ricordo solo di aver vomitato seduto su un marciapiede.
    Scopro che un amico del meccanico mi ha preso in custodia.
    Ritornando alla moto tutto e' al suo posto. Pulisco il trittico con qualche difficolta' e poco senso dell'equilibrio e saluto abbracciando tutti.
    Incontro vari viaggiatori.
    21 enni che dalla Svizzera se la pedaleranno fino all'india.
    27 enni che dal Canada remano, sciano e pedalano per fare il giro del mondo avvalendosi solo del proprio Human power
    40 enni che dal Canada se la pedalano gia' da due anni per fare il giro del mondo.
    58 enni che da canada se la pedalano per spendere la maggior parte del tempo a loro disposizione per allontanarsi dal frenetico ritmo della propria industria milionaria.
    71 enni che dalla Gran Bretannia se la pedalano da una vita e sono stati ovunque, hanno preso ogni sorta di malattia locale e hanno rischiato piu' volte di morire.

    77 enni che dalla Germania hanno speso la propria intera vita a visitare ogni sorta di paese nel mondo nel limitato ma sufficiente periodo estivo, quando le ferie glielo hanno permesso.
     

    [...]
    Rischio di morire.
    Capita di giorno, a 130 km orari su una tratta piacevole.
    Una berlina sportiva mi sfreccia accanto a 150 all'ora. E' color turchese. La guardo per il semplice piacere di focalizzarmi su un colore che si rende subito evidente in contrasto con la prateria.
    Poi vedo che qualcosa di stacca. Ma non riesco a definire subito di cosa si tratti.
    Quando mi accorgo che fra me e la berlina sta volteggiando in aria un lunotto posteriore é troppo trardi per frenare.
    Riesco a distinguerne il perimetro rettangolare solo grazie alla guarnizione che avrebbe dovuto fissare il vetro alla macchina.
    L'effetto auerodinamico da al lunotto una rotazione impressionante e imprevedibile.
    Punta dritto sul mio casco.
    Mi fiondo sull'altra corsia e vedo a 30 cm del mio piede destro il vetro che si disintegra sull'asfalto.
    I tipi della berlina mi fissano dall'abitacolo pietrificati.
    Supero e accellero. Meglio lasciare che se la vedono loro con il vetro.

    [...]
    Non ci sono strade calcolate perche' non ci sono strade. Solo un lungo, interminabile tratto di sassi e polvere che per 2000 km mi ha reso la vita impossibile.
    Riesco a percorrerne 600.
    La qualita' della benzina lascia a desiderare, ma piu' di questa sono le condizioni ensterme che creano il vero problema.
    Ci sono polveri nel serbatoio, polveri nel filtro del serbatoio, polveri nel filtro dell'aria, polveri nella sede delle candele che rischiano di finire nel motore al solo tentativo di controllare e pulire gli elettrodi.
    Ci sono perfino polveri nella sede del tappo di rabbocco dell'olio motore. Talmente fini che soffiarle via prima di svitare il tappo, significa solo fare spazio ad altre microscopiche polveri che si sedimenteranno li nel giro di qualche secondo.
    Il filtro del serbatoio si ottura, la benzina non arriva e viene aspirata dal tubo del vuoto, il motore si ingolfa e così rimango fermo.
    Il danno minore che posso fare eì pulire le candele e provare a proseguire nella speranza di trovare un garage dove operare sul carburatore a motre aperto senza rischiare di far entrare altre polveri.
    Scopro che sono a 200km dall'ultimo centro abitato e a 400km dal prossimo.
    Chiedo aiuto e vengo scortato da un camion in un posto deve mi sia possibile intervenire.
     

    Motocorse.com - Tappa 11 Georgia

    Città toccate durante la traversata in Georgia:
    Batumi, Kobuleti, Supsa, Samtedia, Kutaisi, Khashuri, Gori, Mtskheta, Tbilisi, Poti.
    Link relativi:
    http://www.partireper.it/2005chapt11.htm
    Video relativi:
    http://www.youtube.com/watch?v=7Q-jAKqhVPs

    Scritto in Sydney, Australia nel 2007

    Internet offre informazioni secondo le quali da poche settimane prima del mio ingresso, entrare in Georgia non richeido più il possesso di un visto.
    Alla dogana paco una dozzina di euro per la sterilizzazione della moto ed alcune marche da bollo e sono dentro.
    Batumi mi appare una cittadina turistica, ma visto che piove, non oso pensare di addentrarmi oltre.
    Ma bastano poche decine di chilometri per avere la forte, intensa sensazine di trovarmi nell’Italia degli anni 40.
    Le auto, gli stabili, i vestiti delle persone, le case e tutto il resto, rimanda a qualcosa di un tempo che so non appartiene più allo stivale da almeno 60 anni.
    Le persone mi guardano e sorridono, i bambini si sbalordiscono alla vista della moto e ad ogni mia sosta,  vengo letteralmente circondato e percosso da domande in una lingua che mai in vita mia ho potuto immaginare.
    Suona vagamente russa, ma non che il mio concetto di “lingua russa” abbia un valore assoluto nella mia testa.
    Perfino le scritte non sono in caratteri latini. Sono segni stranissimi, che per lo stesso concetto di “lingua cirillica” non sembrano avere niente a che vedere con il russo o il greco.
    Ma piove per cui le persone di fanno avanti per concedermi lo spazio per ripararmi con la moto.

     

    Indosso la tuta anti pioggia Spark e decido di avventurarmi.
    Sotto la pioggia leggera di Luglio scopro un paesaggio bellissimo, che profuma di legno.
    Ci sono animali ovunque. Perfino maiali e cavalli che girano indisturbati per strada.
    Le case sono di legno scuro e le pompe di benzina sono stile antico.
    Scopro che Batumi é la seconda città  Georgiana, dopo Tbilisi, la capitale.
    Stermato dalla pioggia e dalla guida impegnativa che il manto disastrato delle statali georgiane impone, sfrutto un momento di pausa della pioggia e monto la tenda in un prato.
    Appaiono tre ragazzi dall’area poco raccomandabile, ma con un certa aria distaccata e severa, li allontano e mi infilo in tenda stando bene attento che non ritornino per brutte sorprese.
    Penso di spostarmi, ma sono stanco e piove già fuori dalla tenda, per cui rinuncio.
    Nel mezzo del mio sonno, vengo spaventato dall’arrivo in velocità di un veicolo a motore in direzione della tenda e dallo schioccante suono di una sirena che riconosco essere quella della polizia.
    I due tipi in divisa sembrano avere tutta voglia di rendersi utili facendomi spostare la tenda dal campo per evitare ch’io venga importunato, ma visto che piove e che sono assonnato, dico no grazie e li slauto.
    Si fanno insistenti e smontano la tenda con me dentro, obbligandomi a spostarmi.
    Scopro solo pochi minuti dopo che sono vittima della loro curiosità.
    A tenda spontata e a scroto che mi gira a 6000 g/m, mi ritrovo alla stazione di benzina con i due poliziotti che adesso vogliono una foto con il sottoscritto.

    Scatterò la foto, la cacellerò dopo avergliela mostrata e poi senza prestare attenzione alle loro indicazioni, farò una fuga in solitario per seminarli e andarmi ad accampare dove nessuno possa vedermi.
    Arrivo a Tbilisi il giorno dopo e decido di aggiornare Partireper.it ad un internet cafè.
    I prezzi sono ovviamente più accessibili rispetto a quelli eurpoi e così dopo 8 ore che sono davanti al computer, la moto parcheggiata fuori ha già attirato decine di ammiratori.
    Mentre a cervello fuso assaggio il mio primo tipico pasto georgiano chiamamo Kaciaruli Kaciapuri, mi si presenta con un comico italiano, Teona.
    Lei ha 21 anni e studia italiano. Ha anche intenzione di andare a Perugia in 3 mesi e per questo é super eccitata all’idea di trovarsi davanti ad un italiano che viaggia nel suo paese in moto.
    La madre é la gestrice dell’internet café, di un negozio di moda, di una farmacia e così via.
    Passano pochi minuti e sono automaticamente invitato a passare la notte al coperto, dormendo fra i computer a riposo.
    Il giorno dopo, in dolce compagnia di Teona, la madre e alcune altre amiche che parlano italiano, vengo interrogato sui miei progetti.
    Appena scoprono che voglio stare 15 giorni in Tbilisi, fare il visto per la Russia e contattare qualche redazione per un’eventale intervista, si scatena la più incontenibile eccitazione dei presenti.
    Vengo invitato ad occupare un appartamento gratuitamente, usare internet 24h senza pagare e vengo invitato per i pasti quasi ogni giorno.
    La madre di Teona mi farà entrare in ambasciata per il visto Russo senza fare la fila e contatterà il giornalista della tv georgiana che mi intervisterà in prima serata.

    Ricordo il verde sgargiante dei prati in Batumi, mentre schivo maili in corsa che sculettano sull’asfalto.

    Ricordo la rischiosissima guida di notte sulla statale, dove buche e veri e propri crateri si aprono nel mezzo della corsia senza dare speranza alcuna di farsi evitare.

    Ricordo i piatti tipici georgiani, le salse e le bevande, con gusti finalmente così diversi e mai immaginati prima.

    Ricordo i miei 15 giorni a Tbilisi e le varie occasioni in cui sono stato protagonista di eventi e cene di ogni tipo.

    Ricordo l’intervista su Ze Tv ed i seguenti giorni in cui ero conosciuto da ogni singola persona in Tbilisi.

    Ricordo l’ambasciatore russo farmi presente riguardo i conflitti in Cecenia e Apcasia.

    Ricordo il suo consiglio di non entrare in Russia via terra onde evitare di venir arrestato dai militari Georgiani.